Regala un libro alla biblioteca del Centro Documentazione

Nella tua biblioteca ci sono libri che hai già divorato e che ora languono per avere un nuovo lettore/lettrice? Ti è capitato per le mani qualche saggio o qualche testo di narrativa pubblicato di recente e vorresti che tutt* potessero leggerlo e trarne ispirazione come hai fatto tu? Che aspetti? Questo è un ottimo periodo per fare un dono al Centro Doc!

Regalaci uno o più libri che siano attinenti ai temi dei generi e delle sessualità e che giacciono nella biblioteca di casa tua ma che pensi che potrebbero essere più utili se fossero da noi.
Oppure, condividi con noi uno o più libri recenti di narrativa, saggistica, poesia, ecc., magari quello che stai leggendo proprio adesso.
Puoi verificare che il titolo (o i titoli) che hai in mente manchi dal nostro catalogo.
Vienici a trovare!
L’orario di apertura della Biblioteca è Martedì e Venerdì 17.00-19.30 (chiuso dal 22 dic. al 6 gen.).
Puoi lasciarci un plico anche durante le altre occasioni di apertura dell’associazione (il calendario è su http://www.mauriceglbt.org).
O spedisci a: Centro Documentazione GLBTQ – Maurice – Via Stampatori 10 – 10122 Torino (To)
Insomma, volere è potere!
La biblioteca si occuperà della catalogazione e se vorrai, indicheremo che è un tuo dono, e lo metteremo a disposizione dei lettori e delle lettrici.
Per ulteriori informazioni contattaci a questo indirizzo email: [email protected]
Puoi trovarci anche su Facebook.

Grazie!
Il Gruppo del Centro di Documentazione

Tesseramento 2015

TESSERAMENTO MAURICE 2015!!

Anche quest’anno tre le modalità di adesione, [email protected], complice e amante, rispettivamente al costo di 12,00 euro, 20,00 euro o quota libera e superiore, ti daranno la possibilità di partecipare alle attività del Maurice GLBTQ e di usufruire delle convenzioni riservate a soci e socie (vedi Convenzioni).

Riceverai come al solito la tessera ARCI, circuito al quale il Maurice GLBTQ, come associazione di promozione sociale, è affiliato anche nel 2015.

1985/2015
Sono trent’anni che “rompiamo le scatole” per superare stereotipi, pregiudizi e discriminazioni dunque per una società più giusta ed inclusiva per tutti e tutte.
Vogliamo continuare a farlo, per questo abbiamo bisogno anche di te.
Puoi aiutarci partecipando alle numerose attività oppure attraverso:

  • il tesseramento

  • una donazione (IT10 C050 1801 0000 0000 0115 503 conto intestato a Maurice, centro per la comunità GLBTQ – associazione di volontariato ONLUS)

  • destinando il tuo 5xmille al CF: 97531180012

Puoi trovarci qua:

dove troverai informazione sempre aggiornate sugli eventi, le varie attività e i servizi offerti.

PER  INFO: 335 71 67 890, [email protected] 

Richiesta di celere discussione ed approvazione del ddl405, norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso

Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri Dott. Matteo Renzi
Sig. Presidente del Senato della Repubblica Dott. Pietro Grasso
Sig. Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani Dott. Luigi Manconi
Sig.ra consigliera in materia di pari opportunità Dott.ssa Giovanna Martelli
Sig. Presidente della Commissione Giustizia al Senato Dott. Nitto Palma
Ai componenti della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica

Oggetto: Richiesta di celere discussione ed approvazione del ddl405, norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso

Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri, Richiesta di celere discussione ed approvazione del ddl405, norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso
Le associazioni ed i collettivi firmatari della presente si rivolgono a lei per richiedere una legge che consenta alle persone transessuali di assicurarsi nome e sesso coerenti al proprio vivere sociale e per impedire qualsiasi intervento genitale su bambini nati con condizione intersex/DSD.
I firmatari di tale documento ritengono sia indispensabile una modifica della 164/82 che abroghi l’attuale iter giudiziario per la rettifica di nome e sesso anagrafici, in favore di un più snello e gratuito iter amministrativo che ponga il sesso sociale al di sopra di quello genitale, perché questa oggi è l’interpretazione più consona alla società italiana ed europea. Sentiamo forte, inoltre, la necessità di uniformare su tutto il territorio nazionale i percorsi, perché diverse sono le impostazioni delle regioni dal punto di vista dei servizi alle persone transessuali e diversi sono gli orientamenti dei tribunali nell’interpretare la sopracitata legge 164/82.
Attualmente occorrono anni per poter ottenere la rettifica di nome e sesso, anni in cui il solo mostrare un documento è motivo di esclusione sociale e lavorativa e motivo di continua violazione della privacy: ci si trova costretti e costrette a dover spiegare la discrepanza tra documenti ed aspetto a datori di lavoro, ad impiegati di negozi, banche e poste, all’iscrizione a qualsiasi corso, associazione o alla stipula di qualsiasi tipo di contratto e persino alle urne prima del voto. Troppe sono le persone transessuali che per questo motivo faticano a trovare lavoro, una casa in affitto e troppe sono le persone transessuali che per mettersi al riparo dalla transnegatività evitano situazioni che le obblighino ad esporsi: la discriminazione nei confronti delle persone transessuali, secondo un sondaggio ISTAT1, è sentita dall’80% dei cittadini.
L’Italia è uno dei paesi dell’unione Europea che, secondo la Trans Right Europe Map di TgEu2, costringe le persone transessuali (ed intersessuali) alla sterilizzazione per poter accedere alla riassegnazione del sesso.
Una modifica della legge 164/82, che renda possibile il cambio anagrafico senza la necessità di affrontare chirurgie mutilanti, è auspicata anche da Amnesty International, in accordo con il rapporto Lunacek redatto dal Parlamento europeo.
Siamo concordi con  Marco Perolini, esperto in materia di discriminazioni di Amnesty International quando afferma: “vi sono persone transgender che intendono usufruire dei trattamenti medici disponibili, ma molti altri non vogliono. Gli stati non dovrebbero forzare le scelte delle persone transgender facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni – molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità e i problemi aumentano a causa di una manifesta discriminazione di stato – Gli stati devono assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla propria identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d’imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani”. A quanto appena descritto si aggiungono le sentenze di alcuni tribunali italiani (Roma, Rovereto, Siena), che hanno disposto il cambio di nome e sesso anagrafico in assenza di chirurgia genitale.

Per i motivi sopra esposti e per garantire dignità, inserimento sociale e uguaglianza tra tutti i cittadini, chiediamo che il disegno di legge 405, norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso, venga presto calendarizzato nella Commissione Giustizia del Senato e trasformato in legge.
Ringraziamo per quanto potrà essere fatto per favorire il rispetto dei diritti delle persone transessuali ed intersessuali e per il contrasto dell’omo-trans-negatività, ancor oggi imperante in Italia.
Inviamo i nostri migliori saluti, in attesa di una cortese risposta.

Gruppo promotore DDL405 – disegnodilegge405.blogspot.it
Maurice GLBTQ Torino
Coordinamento trans Sylvia Rivera
Mit- movimento di identità transgender
Associazione Consultorio Transgenere
Sat. Pink – Sportello Accoglienza Trans Verona
Sportello Trans Ala Milano Onlus
ATN – Associazione Transessuale Napoli
ONIG – Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere
Associazione Radicale Certi Diritti
Arcigay – associazione LGBT italiana
Arcilesbica associazione nazionale
Equality Italia – Diritti. Energia per l’Italia
Amnesty International
Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford
Rete Genitori Rainbow – genitori LGBT con figli/e da relazioni eterosessuali
A.GE.D.O. – Associazione Genitori Di Omosessuali
Polis Aperta – associazione LGBT appartenenti alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine
Circolo di cultura omosessuale – Mario Mieli
Stonewall – associazione d’iniziativa GLBT di Siracusa
Di’Gay Project – DGP
Mondo Arcobaleno LGBT
Circolo culturale Harvey Milk
Coordinamento Torino Pride
Arcigay “Tralaltro” Padova
Arcigay “Marcella di Folco” Salerno
Fondazione GIC – Genere Identità Cultura
SInAPSi  – Servizi per l’inclusione attiva e partecipata degli studenti – Univ. Napoli
Ireos – Centro Servizi Comunità Queer Firenze
Intersexioni
Anguane – Collettivo Anarco- Queer Ecovegfemminista
DeGender Communia

APPELLO: Art. 18: I diritti del lavoro sono diritti GLBTQ! Perchè il jobs act ci riguarda

Alle associazioni GLBTQ
A tutte le persone e le realtà interessate

ARTICOLO 18
I diritti del lavoro sono diritti GLBTQ!
Perchè il jobs act ci riguarda

Lo “Statuto dei lavoratori” è tra i frutti di una feconda stagione di mobilitazione sociale, e nella sua finalità di tutelare “la libertà e la dignità dei lavoratori” contribuisce alla realizzazione della promessa di emancipazione contenuta nella Costituzione repubblicana. Nell’anno in cui il Parlamento adottò lo Statuto, il 1970, furono approvati anche l’istituto del divorzio, la legge che disciplina il referendum e l’iniziativa legislativa popolare. Questo dimostra non solo che – come sostiene spesso Stefano Rodotà – sulla Costituzione è possibile fondare un vasto programma di diritti, ma anche che diritti politici, civili e sociali marciano insieme o insieme arretrano.
In questa fase i diritti politici regrediscono – cittadine e cittadini non possono più eleggere direttamente gli organi delle Province e delle Città metropolitane, e lo stesso è previsto nella riforma del Senato – mentre i diritti civili non avanzano, oppure lo fanno solo grazie all’intervento dei tribunali, e i diritti sociali sono oggetto di attacchi illimitati, tanto che persino servizi fondamentali come la sanità e l’istruzione sono ormai sottoposti al vincolo del pareggio di bilancio. Non ci stupisce quindi che anche i diritti di chi lavora, e in particolare lo Statuto dei lavoratori, siano oggi minacciati.

Da anni il Maurice – nel quale sono attivi/e lavoratori/trici, studenti/esse e disoccupati/e, dipendenti e autonomi/e, stabili e precari/e – si interroga sulle nuove identità lavorative e partecipa alle mobilitazioni per contrastare la precarizzazione del mercato del lavoro e affermare la necessità di un welfare universale. Per questo respingiamo al mittente la pretesa del presidente del Consiglio di presentarsi come alfiere di chi non è tutelato/a, da contrapporre a chi è “garantito/a”,  difeso/a da un sindacato conservatore e corporativo.
Non sono stati gli stessi partiti che oggi sostengono la maggioranza di governo, o i loro antenati, ad introdurre le leggi che hanno così drammaticamente segmentato il mercato del lavoro italiano, spesso lungo linee generazionali, come il pacchetto Treu del 1997 o la legge 30 del 2003? Non è stato lo stesso governo Renzi a contribuire ulteriormente al fenomeno, con l’approvazione del decreto Poletti che ha liberalizzato il ricorso ai contratti a tempo determinato, eliminando l’obbligo di causale?
Se una “apartheid” tra garantiti/e e non garantiti/e esiste – anche se non ci piace chiamarla così – questa può essere superata solo cancellando le oltre 40 forme di contratti atipici e quindi estendendo a tutte e tutti le tutele oggi riservate alle lavoratrici e ai lavoratori a tempo indeterminato. L’idea che un livellamento possa essere compiuto verso il basso, cancellando semplicemente le tutele esistenti, è assurda e inaccettabile, e tanto più lo è la pretesa di fondarla su un principio di giustizia sociale. Sarebbe come se i movimenti GLBTQ proponessero di superare la “apartheid” esistente nel campo dei diritti civili cancellando quelli delle persone eterosessuali!

Ci sono molte ragioni per cui, come persone GLBTQ, prendiamo posizione contro la riforma del lavoro proposta dal governo. In primo luogo, ci preoccupa la manomissione delle garanzie contro i licenziamenti illegittimi sancite dall’articolo 18: la legge-delega in discussione al Senato, che lascia al Governo un margine di discrezionalità incomprensibilmente ampio, nulla dice sulla salvaguardia del reintegro nel posto di lavoro nel caso di licenziamento discriminatorio. Al contrario, le dichiarazioni di autorevoli esponenti del PD, come Sergio Chiamparino, lasciano intendere che i futuri decreti legislativi potranno modificare il sistema attuale, fondato sull’inversione dell’onere della prova (come impone una direttiva europea, la n. 78 del 2000). Non solo: se anche le attuali tutele contro il licenziamento discriminatorio fossero formalmente conservate, la scomparsa della possibilità del reintegro per le altre forme di licenziamento illegittimo priverebbe l’articolo 18 dell’attuale efficacia deterrente e incoraggerebbe l’esercizio di un potere arbitrario da parte del datore di lavoro. La riforma Fornero, approvata solo due anni fa, ha già indebolito in modo considerevole questa funzione preventiva dell’articolo 18, ma ha lasciato al giudice del lavoro la possibilità di ordinare il reintegro in un numero più limitato di casi. Se questa possibilità fosse cancellata definitivamente, la discriminazione potrebbe facilmente essere nascosta dietro ragioni disciplinari o economiche (i cosiddetti giustificati motivi soggettivo e oggettivo), la cui insussistenza sarebbe punita con un semplice risarcimento monetario. D’altronde sappiamo bene quanto sia difficile per la lavoratrice o il lavoratore che ritiene di essere discriminata/o fornire, come chiede la legge, quegli “elementi di fatto idonei a fondare, in termini gravi, precisi e concordanti, la presunzione dell’esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori” (Dlgs. 216/2003, art. 4.4, di recepimento della direttiva 78 del 2000). Non sarà un caso che quella che ha colpito l’avv. Carlo Taormina nell’agosto scorso sia stata la prima condanna in Italia per discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, anche se la norma esiste da 11 anni.

Il problema, già rilevante per le persone lesbiche, gay e bisessuali, è ancora maggiore per le persone trans: il decreto legislativo 216/2003, infatti, non comprende l’identità di genere tra i fattori di potenziale discriminazione protetti in materia di occupazione e condizioni di lavoro.
Vale la pena di ricordare che la rilevanza della discriminazione nei confronti delle persone GLBTQ in ambito lavorativo è dimostrata da numerose indagini. Secondo la LGBT Survey condotta nel 2012 dall’Agenzia europea dei diritti fondamentali, il 20% dei/delle partecipanti italiani, nel corso dell’anno precedente alla ricerca, ha subìto in prima persona episodi di discriminazione nella ricerca di un’occupazione o sul posto di lavoro in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere. Un’indagine svolta dall’ISTAT nel 2011, inoltre, ha rivelato che il 25% degli/lle italiani/e considera legittimi i comportamenti discriminatori nei confronti delle persone trans, il 41% non vuole che una persona omosessuale sia insegnante della scuola primaria e il 28% trova inaccettabile che una persona gay o lesbica sia medico. Il 29,5% delle persone omosessuali intervistate dall’ISTAT, infine, ha riferito di essere stato discriminato nella ricerca di un lavoro e il 22% ha subito una discriminazione sul lavoro.

Ha scritto bene Gianni Ferrara sul Manifesto che l’articolo 18 “libera la lavoratrice e il lavoratore dall’arbitrio del datore di lavoro, quell’arbitrio che, con l’incombenza del licenziamento ad libitum, disporrebbe in assoluto delle condizioni di vita di un essere umano. Libera la lavoratrice ed il lavoratore nel solo modo possibile, quello di condizionare, ridurre il potere del datore di lavoro”. E’, in altre parole, uno strumento essenziale per garantire una “esistenza libera e dignitosa” dentro e fuori i luoghi di lavoro, per affermare l’insopprimibile diritto all’autodeterminazione che abbiamo messo a fondamento del nostro essere movimento.

Per questo ci appelliamo alle altre associazioni del movimento GLBTQ perché prendano la parola insieme a noi, e desideriamo collegarci a tutte le realtà sociali che vorranno combattere l’impianto autoritario della riforma del lavoro.

Invitiamo a sottoscrivere l’appello e/o inviare contributi a [email protected]
o sul blog http://mauricelgbtq.wordpress.com/

MAURICE GLBTQ – Torino
ALA Milano Onlus
Paola Guazzo
Maurizio Cecconi
Eleonora Artesio
Francesca Gruppi
Intersexioni
Ada Donno – Lecce
Michela Balocchi
Tessere l’identità- Alessandria
Gabriele Moroni, Presidente Territoriale ARCI Valle Susa
Officine Corsare Torino
Arcigay
Circolo Pink glbte – Verona
Camera del lavoro Torino

appello.art_.18_0.pdf

Il Maurice aiuta Amkeni, in Kenia, per la sede

amkeniUna bolletta di solidarietà!
Il Maurice aiuta a pagare la sede di Amkeni, Kenya.

Come puoi partecipare e perché.

In Kenya il Codice Penale (di derivazione coloniale) punisce i rapporti sessuali (definite come “offesa contro natura”) tra persone del proprio stesso sesso, con un massimo di 14 anni di reclusione. Invece la nuova Costituzione protegge le persone da tutte e discriminazioni, lasciando dunque ampio spazio alla discussione in merito alle tematiche lgbt e creando un disguido legislativo che apre le strade alla battaglia di de-penalizzazione dell’omosessualità. Al di fuori del quadro legislativo, la questione dell’omofobia è molto seria e, sopratutto lungo la costa, segnata da moltissima violenza.
La comunità locale, sopratutto quella di fede musulmana, porta avanti una retorica ufficiale che si oppone all’omosessualità. Il risultato di questa retorica omofoba è che si registrano moltissimi casi di aggressione e la vita di molte persone è, quotidianamente, a rischio.
Per far fronte a questa situazione di estremo pericolo per la comunità, in Kenya, sono nate moltissime associazione lgbti che collaborano tra di loro e che portano avanti, ogni giorno, una battaglia molto importante.
Tra queste, il Maurice ha avviato una relazione, per ora solo epistolare, con Amkeni, un’associazione lgbti della costa nord del Kenya nata da poco (nel 2011) e che si confronta quotidianamente con una situazione alquanto difficile. L’associazione Amkeni si riunisce clandestinamente e cerca di aiutare la popolazione lgbti e, insieme, trovare un dialogo con la comunità locale con l’obiettivo di diminuire l’omofobia.
Date le condizioni di povertà in cui versano buona parte dei membri (molti dei quali hanno difficoltà a trovare lavoro proprio per via della loro presunta “ambiguità” di genere) e la difficoltà di accedere ai grandi fondi internazionali, la lotta si argina, spesso incapace di trovare i fondi minimi per portare avanti i progetti e per affrontare le urgenze.
La collaborazione tra Occidente e Africa o, come in questo caso, tra Italia e Kenya, è ovviamente complessa perché deve prevedere un totale rispetto della diversità culturale e delle diverse situazioni sociali, nonché una profonda analisi dei meccanismi di potere che sottostanno alle relazioni internazionali. Eppure forse qualche cosa può essere fatta, che sia utile come confronto tra realtà diverse e come supporto per le associazioni locali.
Dallo scambio via mail con Amkeni, si è scelto di aiutare quest’anno l’associazione a pagare l’affitto di una sede sicura dove riunirsi, un progetto a media lunga scadenza che può partire con l’impegno da parte nostra a raccogliere per 12 mesi il corrispettivo dell’affitto. Inoltre ci impegniamo a lanciare la proposta al resto del movimento, per una solidarietà tra [email protected]

Come puoi partecipare? Scegliendo di destinare a quello che puoi, un tanto al mese per un anno: andranno a questo progetto. Anche solo 10 euro al mese, [email protected] insieme, avranno un grande valore.
Contatta la segreteria al numero 011 52 11 116 oppure scrivi [email protected]

NB: questo progetto nasce dalla ricerca e dalle relazioni di Lia Viola, autrice del volume Al di là del genere, Mimesis

http://www.mimesisedizioni.it/LGBTI-studi/Al-di-la-del-genere.html

IL 27 MARZO SI È TENUTA UNA SERATA DI PROMOZIONE DELL’INIZIATIVA CON  PRESENTAZIONE DELLA SITUAZIONE KENIOTA IN PRESENZA PROPRIO DI LIA VIOLA: mauriceglbt.org/drupal/node/1743