Com. stampa, “Legge 164/82: indietro non si torna!”

Dopo la Corte di Cassazione anche la Corte Costituzionale si esprime in merito alla legge 164/82 sul cambio di sesso. Entrambe le sentenze dichiarano che il principio che deve muovere il giudice nell’autorizzare il cambio di genere è il benessere psicofisico della persona e che quindi l’intervento chirurgico può essere una strada per il conseguimento della propria identità di genere, ma non è la sola e soprattutto non può essere imposta.
Ancora una volta in Italia la latitanza della politica ha portato i diritti  a cercare altri modi per essere tutelati. Nonostante le associazioni chiedano da anni una nuova legge che regoli il cambio di genere ( esistono 3 proposte di legge su questo), è stata la Corte Costituzionale  a farci un regalo bellissimo. Ciò che da anni affermavamo e cioè che la necessarietà dell’ intervento deve essere decisa dalla persona transessuale e non dai giudici o dai medici, finalmente viene messo nero su bianco.
Non poteva esserci notizia migliore per inaugurare questo mese dedicato al  T-DoR, Transgender Day of Remembrance.

Maurice glbtq
Torino

TDoR 2015

Il 20 novembre è il Transgender Day of Remembrance, la giornata che commemora le vittime trans in tutto il mondo. Questo l’elenco da novembre 2014 ad oggi. Probabilmente non saranno tutte ma vogliamo ricordare almeno i loro nomi.

Mi chiamavo KEYSHIA BLIGE avevo 33 anni e vivevo ad Aurora in Illinois. Mi hanno sparato mentre ero alla guida della mia auto che conseguentemente si è schiantata. Mi hanno dichiarata morta in ospedale il 7 marzo 2015.

Mi chiamavo TAMARA DOMINGUEZ avevo 36 anni. Il 15 agosto 2015 mi hanno dichiarata morta in ospedale a Kansas City. La polizia dice che un suv mi ha investita e poi è passato ripetutamente sul mio corpo.

Il mio nome era KANDIS CAPRI avevo 35 anni, mi hanno sparato fuori da un complesso di appartamenti a Phoenix in Arizona. All’arrivo in ospedale sono stata dichiarata morta, l’11 agosto 2015. La polizia ha diffuso un video nella speranza di trovare il mio assassino.

Mi chiamavo AMBER MORE, mi hanno sparato a Detroit durante l’estate del 2015. La data della mia morte non è certa e non si hanno altre informazioni. La polizia sta ancora cercando il colpevole. Avevo 20 anni.

Mi chiamavo ASHTON O’HARA, avevo 25 anni. Mi hanno investita e pugnalata a morte in un campo a Detroit. Il sospetto Larry B. Gaulding è accusato di omicidio di primo grado.

Il mio nome era SHADE SCHULER, hanno ritrovato il mio cadavere in avanzato stato di decomposizione in un campo a Dallas in Texas il 29 Luglio 2015. Forse mi hanno sparato, la causa della morte non è chiara. Avevo 22 anni.

Il mio nome era KC HAGGARD, avevo 66 anni e vivevo a Fresno in California, dove il 24 luglio sono stata accoltellata. Una telecamera di sorveglianza ha ripreso l’omicidio, nonostante le mie suppliche nessun passante mi ha soccorsa. La polizia sta cercando il colpevole.

Mi chiamavo INDIA CLARKE, avevo 22 anni, mi hanno ritrovata morta per colpi di pistola alla testa e alle braccia a Tampa in Florida, il 21 Luglio 2015. La polizia ha arrestato un sospetto.

Ero MERCEDES WILLIAMSON e vivevo in Alabama. L’esame del dna ha confermato che il corpo accoltellato e bruciato in Mississippi sarebbe il mio. La polizia ha arrestato un sospetto, Josh Brandon Vallum, un mio conoscente. Io avevo 17 anni.

Mi chiamavo PENNY PROUD, avevo 21 anni, mi hanno sparato il 10 febbraio a New Orleans. La polizia crede che potrebbe essere stato un tentativo di rapina. Due sospetti sono ricercati.

Mi chiamavo TAJA GABRIELLE DE JESUS, avevo 36 anni, sono morta a San Francisco l’8 febbraio a causa di ripetute coltellate. Il sospettato, James Hayes, si è suicidato prima che la polizia potesse trovarlo.

Il mio nome era BRI GOLEC, sono stata uccisa da mio padre che, durante un litigio domestico, mi ha accoltellata a morte ad Akron in Ohio il 13 febbraio 2015.

Mi chiamavo LAMIA BEARD, avevo 30 anni e sono morta in ospedale a Norfolk in Virginia, per ferite da arma da fuoco, il 17 gennaio 2015.

Mi chiamavo PAPI EDWARDS, avevo 20 anni e mi hanno sparato a Louisville in Kentucky, il 9 gennaio 2015. Un sospetto, Henry Richard Gleaves, è stato accusato del mio omicidio.

Il mio nome era NEPHI LUTHERS, mi hanno sparato in testa delle persone con cui stavo parlando a Georgetown in Guyana, il 21 luglio 2015. La polizia ha arrestato un sospetto e ne sta cercando un secondo. Avevo 20 anni.

Mi chiamavo DIOSVANY MUNOZ ROBAINA, soprannominata La Eterna. La mia vita si è conclusa a 24 anni a Pinar del Rio, Cuba. Alcuni ragazzi mi hanno tirato delle pietre fino ad uccidermi. Quello che ha confessato di avermi tirato la pietra mortale aveva 17 anni.

Mi chiamavo ALVES DE MATOS JR., avevo 21 anni, sono stata pugnalata e smembrata a San Paolo del Brasile, il 25 settembre 2015.

Il mio nome resta sconosciuto, avevo 41 anni e sono morta ad Alicante in Spagna a causa di un grave trauma alla testa e al collo, era il 21 luglio 2015.

Mi chiamavo L.A. DE SOUSA, avevo 22 anni mi hanno ritrovata il 30 settembre in una discarica a San Paolo con un coltello nel collo.

Mi chiamavo WALESKA RAYALA mi hanno uccisa a Rio Grande do Norte in Brasile con 27 coltellate. Avevo 21 anni.

Il mio nome era PAULINHA, la mia età non si è saputa, mi hanno ucciso dei colpi di pistola alla testa e al petto, a Rio Grande do Norte l’8 settembre 2015.

Mi chiamavo FLOWER e avevo 39 anni, mi hanno picchiata a morte il 27 agosto ad Amazonas Brasile.

Mi chiamavo VHA DOS SANTOS e avevo 25 anni, sono morta a causa di multipli colpi di arma da fuoco, a Rio de Janeiro il 24 agosto.

Il mio nome era PATRICIA, avevo 29 anni, la causa della mia morte è rimasta sconosciuta. hanno ritrovato il mio cadavere in un cespuglio a santa Terezinha in Brasile.

Nome sconosciuto, circa 45 anni, mi hanno sparato in testa il 25 luglio a Alta Floresta d’Oeste in Brasile.

Il mio nome era GABI, avevo 26 anni e mi hanno picchiata a morte a Valparaiso de Goias in Brasile, il 19 luglio 2015.

Mi chiamavo ERIKA AGUILERA vivevo a Dourados in Brasile, il 16 luglio un cliente mi ha sparato alla schiena, uccidendomi. Arrestato in flagranza ha dichiarato di aver perso il controllo dopo aver scoperto che non ero una donna. Avevo 25 anni.

Mi chiamavo INDIA NASCIMENTO. Avevo 29 anni. Sono morta dopo 3 giorni di agonia in ospedale a Pernambuco in Brasile a causa delle percosse subite.

Il mio nome era L.R.O. DORTA, avevo 26 anni sono morta a Pernambuco in Brasile, il 12 luglio, sono stata decapitata.

Mi chiamavo VANESSA CALACA, il 12 luglio a Goias in Brasile due uomini, dopo aver avuto un rapporto sessuale con me, mi hanno impiccata e uccisa colpendomi in testa con due grosse pietre. I colpevoli sono stati arrestati. Io avevo 27 anni.

La mia identità è sconosciuta, mi hanno sparato alla schiena e all’addome a Manaus in Brasile, il 30 giugno 2015.

Anche la mia identità è sconosciuta, sono morta a causa di una coltellata al collo a Cacoal in Brasile, 5 giorni dopo.

Mi chiamavo BRUNA J. MENDES, avevo 27 anni, sono stata uccisa il 29 giugno con diversi colpi di pistola a Italpebi in Brasile.

Il mio nome era SIDNEY ARAÚJO CLAUDINO e avevo 19 anni, mi hanno sparato nel petto a Dourados in Brasile, il 23 giugno 2015.

Il mio nome era LAURA VERMONT, sono morta in ospedale a San Paulo a causa di ferite non meglio specificate. Due ufficiali della polizia militare sono stati arrestati per il loro coinvolgimento nella mia morte. Io avevo 18 anni.

Mi chiamavo KAUANE DA SILVA, avevo 35 anni, sono morta a Santa Maria in Brasile per un colpo di pistola alla testa.

La mia identità e la causa della mia morte sono rimaste sconosciute, hanno trovato il mio corpo bruciato a Serra in Brasile.

Mi chiamavo KELLY SILVA, avevo 31 anni. Sono morta a Uberaba in Brasile a causa di coltellate al collo e alle braccia.

Mi chiamavo ANDRÉIA AMADO, sono stata uccisa 29 anni da un colpo di pistola il 4 giugno a Porto Alegre in Brasile.

Il mio nome era CAROL MELO, avevo 30 anni. Il 3 giugno 2015 a Manaus in Brasile sono stata strangolata.

Mi chiamavo PRISCILLA DA SILVA, avevo 23 anni. Mi hanno sparato, uccidendomi, il 30 maggio a Dois Riachos in Brasile.

Mi chiamavo BARBARA SODRE sono morta a 29 anni accoltellata a Sergipe in Brasile, il 25 maggio 2015.

Mi chiamavo MICHAEL LUCAS DE ALMEIDA REGINALD, avevo 13 anni e vivevo a San Paolo. Ero tossicodipendente e mi prostituivo. Mi hanno ritrovata con il cranio rotto e 13 coltellate in tutto il corpo il 18 marzo 2015. La polizia ha arrestato 5 persone per il mio delitto, una di queste era una mia amica.

Mi chiamavo JEAN WALTRICK, avevo 27 anni quando sono stata uccisa da numerosi colpi di arma da fuoco alla testa, abitavo a Lages in Brasile.

Il mio nome era VANDRESSA VINNITT mi ha ucciso un colpo di pistola a Realengo Brasile, il 18 maggio 2015.

Il mio nome era TICIANE ABRAVANEL, avevo 21 anni mi ha uccisa un colpo di pistola a Pernambuco in Brasile, 18 maggio 2015.

Mi chiamavo LA MONIQUE DE ROMA, avevo 43 anni, mi ha uccisa un colpo di pistola a San Paolo il 14 maggio 2015.

La mia identità resta sconosciuta mi ha ucciso un colpo di pistola a Cutriba in Brasile il 3 maggio 2015.

Mi chiamavo STEFANNY, il 30 aprile a Caucaia mi ha ucciso un colpo di pistola.

Mi chiamavo JOB RODRIGUES DA SILVA, avevo 46 anni quando un colpo di pistola mi ha ucciso a Porto Velho in Brasile.

Il mio nome non si conosce, sono stata picchiata e strangolata a Manaus il 17 aprile 2015.

Ero BRUNA, avevo 47 anni, mi ha uccisa un colpo di pistola a Vitoria in Brasile il 16 aprile 2015.

Mi chiamavo BRUNA QUÉRCIA, avevo 15 anni, due uomini su una moto mi hanno seguita e uccisa con diversi corpi di pistola la notte del 15 aprile a Vila Velha in Brasile.

Il mio nome era VICTÓRIA CAMARGO, avevo 29 anni, mi ha uccisa un colpo di pistola a Venancio in Brasile il 13 aprile 2015.

Il mio nome era BRUNA MICHELE, mi hanno picchiata a morte a Belo Horizonte in Brasile. Avevo 20 anni.

Mi chiamavo VANESSA GANZAROLI, avevo 18 anni, vivevo a Petrolina in Brasile. Il 3 aprile mi hanno uccisa con multiple coltellate.

Il mio nome era DEBORA, il 2 aprile a San Paolo sono morta a causa di colpi di pietre.

Mi chiamavo LOTINHA, vivevo a Manaus, mi hanno uccisa accoltellandomi.

Mi chiamavo ADRIANA, avevo 22 anni, diversi colpi di pistola mi hanno uccisa a Campo Grande in Brasile, il 22 marzo 2015.

Il mio nome era BIANCA ARAUJO, sono morta a 21 anni a causa di colpi di arma da fuoco a Fortaleza in Brasile.

Il mio nome era PIU DA SILVA, avevo 25 anni. Il mio corpo sfigurato è stato trovato il 24 gennaio a Rio de Janeiro. Il giorno dopo un video ha mostrato come ero stata torturata.

Mi chiamavo NATÁLIA FERRAZ, avevo 21 anni, sono stata uccisa con numerosi colpi di pistola a San Paolo, il 27 febbraio 2015.

Il mio nome era YGOR FERNANDO OLIVEIRA SANTOS, avevo 20 anni, sono stata uccisa a Marechal Deodoro in Brasile con numerosi colpi di pistola sparati da alcuni balordi su un’auto.

Mi chiamavo KEITY, avevo 23 anni, sono morta a Salvador in Brasile in seguito a numerose coltellate.

Mi chiamavo LARA, il mio corpo è stato ritrovato per strada a Parauapebas in Brasile. Avevo la testa fracassata da una pietra, avevo 16 anni.

La mia identità è sconosciuta, mi hanno uccisa con multipli colpi di pistola a Salvador in Brasile il 20 febbraio 2015.

Il mio nome era RAÍSSA, avevo 19 anni. Sono stata accoltellata a morte al collo e al petto il 16 febbraio a Campina Grande in Brasile.

Il mio nome era CAPITÚ SANTOS, avevo 31 anni, sono stata pugnalata a Manaus in Brasile il 16 febbraio 2015.

Mi chiamavo JOYCE AKIRA, ero una ragazzina, mi hanno sparato ripetutamente a Mangabeira in Brasile, l’8 febbraio 2015.

Mi chiamavo PATA, sono morta strangolata a 35 anni a Macapà in Brasile il 7 febbraio 2015.

Mi chiamavo DIDINHA, avevo 18 anni. Mi hanno sparato ripetutamente a Vitória de Santo Antão in Brasile, il 1 febbraio 2015.

La mia identità è sconosciuta, mi hanno sparato a Lorena in Brasile il 17 marzo 2015.

Ero LÉO e avevo 26 anni quando mi hanno sparato a Vitoria da Conquista in Brasile.

Mi chiamavo ZELLA ZIONA, avevo 21 anni mi hanno attirata e sparato vicino a Gaithersburg, in Maryland. Un sospetto è stato accusato del mio omicidio.

Il mio nome era DIANA SACAYÁN ero un’attivista transgender argentina, leader di ILGA. Il mio corpo è stato trovato nel mio appartamento in Buenos Aires, legato al letto e accoltellato a morte. Sono ricercate due persone.

Mi chiamavo RAFAELA CAPUCCI, sono stata uccisa nel mio posto di lavoro a Vogtsburg in Brasile il 7 ottobre 2015.

Mi chiamavo MELVIN e avevo 30 anni, mi hanno sparato a Detroit il 5 ottobre 2015.

Il mio nome era KIESHA JENKINS, avevo 22 anni. Un gruppo di uomini mi ha aggredita e poi uno di questi mi ha sparato alla schiena 2 volte. Sono morta in ospedale a Filadelfia il 6 ottobre 2015. Un sospetto è stato arrestato.

Mi chiamavo CHOCOBAR MARCELA, avevo 26 anni. Il mio corpo è stato trovato bruciato e smembrato, dai resti del mio scheletro hanno identificato il mio dna un mese dopo. Vivevo a Santa Cruz in Argentina.

Il mio nome era JASMINE COLLINS, avevo 32 anni. Sono stata pugnalata a morte a Kansas City nel giugno 2015. La mia assassina Tia Townsel è stata arrestata.

Mi chiamavo ELISHA WALKER ero scomparsa da un anno quando hanno ritrovato il mio corpo in una buca in Nord Carolina. Il mio assassino, Angel Dejesus Arias, è stato arrestato, mi aveva sepolto nel suo giardino.

Ero DAYA RANI KINNAR, avevo 65 anni e vivevo a Uttar Pradesh in India. Ero un’attivista transgender. Mi hanno sparato nel mio appartamento con un colpo di pistola alla testa, probabilmente esploso dall’esterno.

Mi chiamavo FRANCELA MÉNDEZ RODRÍGUEZ, avevo 29 anni, ero una nota attivista trans in Salvador. Alle prime ore del 31 maggio sono stata uccisa da un gruppo di ignoti mentre facevo visita a un mio amico. Si sospetta che il mio omicidio sia avvenuto a causa della mia attività politica.

Mi chiamavo LONDON CHANEL e avevo 21 anni. Sono morta in ospedale a Filadelfia a causa delle ferite alla schiena e al collo che il mio fidanzato mi ha procurato con un temperino.

Il mio nome era ALMAROOF BIJLI, avevo 30 anni, i miei resti mutilati e carbonizzato sono stati ritrovati 10 giorni dopo la mia scomparsa vicino a una fermata di autobus a Gungal in Pakistan il 5 maggio 2015.

I nostri nomi erano SAIMA, ZAIB and BILLI, eravamo con altre persone transgender in una via affollata di Rawalpindi in Pakistan quando due motociclisti hanno aperto il fuoco verso di noi. Due di noi sono morte subito, l’altra in ospedale. Altre due trans che si trovavano lì hanno riportato solo ferite.

Il mio nome era VANESSA SANTILLAN avevo 33 anni e vivevo a Londra. Il mio corpo è stato ritrovato semi nudo sul pavimento del mio appartamento con forti traumi alla testa e al collo. E’ stato accusato dell’omicidio mio marito Joaquin Gomez-Hernandez.

I nostri nomi sono sconosciuti. Eravamo due transgender pakistane. Il 6 aprile di ritorno da una festa di matrimonio un gruppo di uomini ci ha sparato.

Il mio nome era KRISTINA GRANT INFINITI avevo 46 anni. Hanno ritrovato il mio corpo nella mia casa a Miami. Dopo aver classificato la mia morte come suicidio, la polizia ha aperto una indagine per omicidio.

Il mio nome era SUMAYA DALMAR, ero una donna trans di origini somale di 26 anni. Il mio corpo è stato ritrovato il 22 febbraio a Toronto, non sono chiare le circostanze della mia morte.

Mi chiamavo MARIASOL ALMEIDA, avevo 39 anni. Mi hanno pugnalata 6 volte e avvolta in un lenzuolo nel mio salone di bellezza a Guayaquilin Equador. Era la vigilia di Natale.

Il mio nome era MICHELLE VASH PAYNE, avevo 33 anni. Sono stata pugnalata a Los Angeles dal mio fidanzato che poi ha dato fuoco all’appartamento.

Mi chiamavo TY UNDERWOOD, avevo 24 anni. Mi hanno sparato in Texas mentre cercavo di fuggire con la mia auto che però è andata contro un albero. Del mio omicidio è stato accusato Carlton Champion con cui avevo una relazione.

Il mio nome era GIZZY FOWLER, avevo 24 anni, mi hanno sparato nella mia auto a Nashville il 12 novembre 2015. Il colpevole si è consegnato alla polizia.

Il mio nome era DESHAWANDA SANCHEZ, avevo 21 anni. Mi hanno sparato nella veranda della mia casa a Los Angeles il 3 dicembre 2015. Ho chiamato la polizia e sono morta poco dopo. Un sospetto è stato arrestato.

Il mio nome era KEYMORI SHATOYA JOHNSON mi hanno sparato nella mia casa di Albany il 6 dicembre 2015. Avevo 24 anni. Un sospetto è stato arrestato.

Mi chiamavo HANDE Ö, avevo 35 anni ed ero un’attivista trans di origini turche. Sono stata ritrovata con le mani legate e strangolata con un asciugamano nel mio appartamento di Vienna il 19 gennaio 2015.

Il mio nome era FERNANDA “COTY” OLMOS, avevo 59 anni e vivevo a Santa Fe in Argentina. Sono stata uccisa nella mia casa con coltellate al collo, alla schiena e all’addome e uno sparo al petto.

Appello No Sindone, sotto il lenzuolo niente

Dal 19 aprile c’è una nuova ostensione della Sindone a Torino. La kermesse clericale all’ombra della Mole culminerà il 21 giugno con la visita di Jorge Bergoglio.
Il lenzuolo custodito nel Duomo verrà esposto al pubblico: poco importa che sia un buon manufatto di qualche tessitura medievale, il miracolo, sostengono i preti, è la fede. In fondo costa meno degli psicofarmaci anche se è altrettanto dannosa. A seconda dei tempi e delle latitudini fa l’effetto dell’oppio, sopendo il desiderio di rivolta, oppure quello della cocaina, spronando alla guerra.
La città è stata militarizzata, i giardini reali e parte di piazza Castello sono stati requisiti per i pellegrini. Poliziotti e carabinieri hanno moltiplicato i posti di blocco, rinforzando la stretta poliziesca. Ogni grande evento è occasione per infittire i dispositivi disciplinari, mettendo sotto sorveglianza un’intera città.

In questa primavera la rete di controllo si estende da Torino a Milano.

A Milano l’Expo mette in scena l’Italia ai tempi di Renzi, tra cantieri miliardari e morti di lavoro, agro business e green economy, lavoro gratuito e servitù volontaria, sfratti e polizia, gentrification e colate di cemento.

Tra un panino trans-genico e un lenzuolo taroccato, buongustai e pellegrini potranno nutrire il corpo e l’anima con una sola gita tutto compreso. Peccato che le esposizioni universali dei preti, come quelle dei padroni, le pagano tutti, anche chi preferisce altri giochi sotto il lenzuolo.
Bergoglio benedirà i contadini che nutrono la terra, cui ogni giorno il mondo di Expo ruba il futuro, offrendo un ombrello a chi non regge i ritmi di produci-consuma-crepa ormai trionfanti in un paese, dove ogni tutela è stata bruciata sull’altare del nuovismo.
Renzi e Bergoglio sono complementari, l’uno è il puntello dell’altro. L’immagine di un uomo torturato ed ucciso, sebbene falsa, esprime la verità della condizione di tanti troppi uomini e donne cui la religione vuole imporre una morale di dolore e sopportazione.

La Rete NoSindone, che cinque anni fa diede vita a numerose iniziative in occasione dell’ultima esposizione del lenzuolo e della visita di Ratzinger, si prepara a scendere in pista con la propria critica irridente e corrosiva.
Sebbene le favole delle religioni prestino il fianco alla satira ed al guizzo salace, purtroppo la chiesa cattolica non fa affatto ridere. La pervasività della chiesa nelle vite delle persone va ben al dì là di chi volontariamente si riconosce nella metafora servile della pecora e del suo pastore, per investire, tramite tante leggi dello Stato, la vita di tutti.
La straordinaria plasticità culturale che ha consentito ad una monarchia assoluta di attraversare duemila anni di potere e più di duecento anni di secolarizzazione, oggi è mirabilmente rappresentata dal gesuita venuto dall’Argentina a dare una ripulita all’immagine della chiesa, offuscata da infinite vicende di pedofilia, per non dire degli arresti eccellenti di alti prelati con le mani in pasta nelle stanze della finanza vaticana.
La successione tra Ratzinger e Bergoglio si è imposta quando il teologo tedesco, implacabile fustigatore della teologia della liberazione, inflessibile restauratore della morale cattolica nelle sue punte più aguzze, non si è sentito più in grado di fronteggiare il proprio potente segretario di Stato, Tarcisio Bertone, l’uomo che più di ogni altro si era battuto per mantenere lo IOR, la banca vaticana, nella nube di ovattato silenzio e mistero in cui ha sempre prosperato.
Bergoglio era l’uomo giusto nel momento giusto.
Occorreva un cambiamento di stile, per garantire che tutto potesse filare come sempre.
Bergoglio l’ha detto in modo chiaro che la costruzione del gender, la culturalità dei generi, l’attraversamento di identità sessuali, per non dire del radicalismo queer sono scelte ed approcci in contrasto con la dottrina. Ha tuttavia compreso che indicare la via della redenzione attraverso il perdono, poteva essere un buon modo per sedurre e riportare nel recinto le pecore nere e smarrite.

La chiesa di Francesco è misogina, omofobica e transfobica come quella di Benedetto XVI, ma nasconde la spada sotto la tonaca.
Bergoglio si fa le ossa negli anni della dittatura di Videla, quando è capo dei gesuiti argentini. Il suo ruolo è a dir poco ambiguo in una chiesa pesantemente collusa con i militari, che hanno torturato ed ucciso, facendone sparire i cadaveri, oltre trentamila uomini e donne, colpevoli di lottare contro la dittatura.
Uno tra tutti, il nunzio apostolico Pio Laghi, consigliava ai torturatori di dare l’estrema unzione alle loro vittime.

Bergoglio sceglie di chiamarsi Francesco, imponendo da subito un’immagine opposta a quella di Joseph Ratzinger, un’attitudine più caritatevole verso chi non rispetta la morale cattolica. Nessuna reale modifica dottrinaria ma uno stile più affabile decretano la fortuna mediatica del nuovo papa. Per Francesco, Francy 2.0, resta valida la celebre massima di Tomasi da Lampedusa “Occorre che tutto cambi, perché tutto resti come prima”. Una formula che vale anche per i governi che si succedono in Italia dopo la diaspora democristiana, dopo la fine del partito dei cattolici e un’epoca che vede cattolici in tutti gli schieramenti, pronti a garantire il finanziamento della chiesa cattolica con l’otto per mille, il pagamento degli stipendi degli insegnanti di religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado, soldi pubblici per ospedali e scuole confessionali, sostegno all’edilizia vaticana.
La Rete NoSindone sarà nelle piazze e nelle strade di Torino per esserci ed essere come vogliamo, uscendo dal cono d’ombra di un lenzuolo che si stende come sudario di morte sulla libertà di ciascuno e ciascuna di noi.