Queers for Palestine

gazabombeCome Maurice, aderiamo alla riflessione del Sommovimentonazioanale.

Queers for Palestine

In questi giorni stiamo assistendo con orrore all’ennesima aggressione militare israeliana alla Striscia di Gaza in seguito al presunto sequestro e omicidio di tre giovani israeliani da parte di Hamas.
Il bollettino di guerra ci parla di decine di morti tra i civili palestinesi, tra cui moltissimi bambini. Mentre il cielo di Gaza esplode senza lasciare tregua ad una popolazione stremata da decenni di occupazione militare e apartheid, Israele continua a presentarsi senza pudore alla comunità internazionale come l’unico stato del Medio Oriente impegnato nella difesa della democrazia, dei diritti universali e del riconoscimento delle soggettività LGBT.
Non ultimo il tentativo, avvenuto pochi giorni dopo la sparizione dei tre ragazzi israeliani, di mistificare la tortura e l’omicidio di un giovane palestinese da parte di alcuni coloni israeliani come un delitto d’onore messo in atto dagli stessi familiari della vittima a causa della sua omosessualità, mentre in Israele e in diverse città occidentali (compresa Roma) si moltiplicavano aggressioni feroci da parte di estremisti sionisti verso palestinesi e sostenitori della causa palestinese.
Non è la prima volta che denunciamo e condanniamo il tentativo di Pinkwashing da parte di Israele, un’operazione di propaganda omonazionalista che dietro la formale difesa dei diritti LGBT cela le forme più violente di nazionalismo e apartheid. Come movimenti e soggettività LGBTQ abbiamo deciso di prendere la parola contro la violenza dello Stato di Israele e contro la sua strumentalizzazione delle rivendicazioni LGBT.
Sappiamo che Israele è uno stato che produce razzismo e discriminazioni all’interno e all’esterno dei suoi confini, che sono tuttora illegali. Israele è uno stato fondato sul colonialismo e sullo sfruttamento della terra e della forza lavoro palestinese. È per questo che la retorica del militarismo, della violenza e dell’odio satura le società israelo/palestinesi, laddove, per essere chiari, Israele ha la piena responsabilità di ciò che sta accadendo, mentre la popolazione palestinese ne è vittima.
Nonostante ciò una coraggiosa minoranza di cittadini israeliani – Arabi ed Ebrei – rifiuta le politiche del loro governo e allo stesso tempo molti palestinesi cercano di opporre forme di resistenza non violente, come quelle messe in atto dal Movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), che richiedono un supporto internazionale: noi le supportiamo!
Ci rifiutiamo di riconoscere politiche fatte di droni, scudi missilistici, bombardamenti e lanci di missili katyusha e crediamo una possibile e pacifica co-abitazione, nel nome della verità e della giustizia.
Come gay, lesbiche, bisex, trans, queer e femministe vogliamo gridare a Israele e al mondo che siamo tutti palestinesi e saremo sempre a fianco di chi lotta per la propria dignità e libertà contro razzismo, sfruttamento, violenza e apartheid.
Siamo queers per la pace e la giustizia!