Street parade precaria

Basic RGBSiamo lavoratori e lavoratrici, o vorremmo esserlo. Il nostro lavoro è precario oppure autonomo, oppure non lo abbiamo. Lavoriamo nella cultura, nei servizi alla persona, nell’intrattenimento, nei servizi alle aziende o alle pubbliche amministrazioni.

Aspettiamo da mesi lo stipendio che non arriva o il committente che non paga la fattura, mandiamo centinaia di curriculum a settimana e i colloqui di lavoro sono diventati il nostro hobby preferito. Facciamo parte del Quinto Stato, siamo cittadini/e di serie B, esclusi/e dal welfare e dal dibattito pubblico. Siamo partite IVA che vedranno presto aumentare i contributi INPS; siamo praticanti che lavorano gratis negli studi legali; siamo psicologi e psicologhe che accumulano più di 1500 ore di tirocinio gratuito prima di esercitare la professione. Siamo lavoratori e lavoratrici migranti; frequentiamo a pagamento i corsi per il TFA, sapendo che non insegneremo mai; lavoriamo nei bar e nei locali. Siamo studenti e studentesse che lavorano per pagarsi gli studi e non vedono un futuro di fronte a loro; organizziamo eventi, suoniamo, recitiamo, facciamo i tecnici. Siamo precari/e per congiuntura o per definizione.

Viviamo in un paese dove è ancora possibile non essere assunti o essere licenziati o mobbizzati perché si è gay o lesbiche,  perché si è donne, perché si è stranieri/e, perché si è transessuali, perché si vuole avere un figlio, perché si chiedono migliori condizioni di lavoro.

Siamo persone e cittadini/e che pagano le tasse, spesso troppe, lavorano giorno e notte, cercano continuamente un modo per mettere a frutto i propri studi e le proprio intelligenze. Eppure spesso siamo dimenticati/e dallo stato, esclusi dal sistema di welfare, non valorizzati/e per le attività che svolgiamo, costretti ad andare all’estero portando via dall’Italia il nostro bagaglio di competenze e conoscenze.

Alcuni/e di noi si sono visti/e alle Officine Corsare il giorno 3 dicembre per discutere e confrontarsi su come organizzare una o più generazioni precarie, su come reagire al jobs act e partecipare allo sciopero generale indetto da CGIL e UIL per il 12 dicembre.

Quel giorno, molti/e di noi non potranno partecipare e alla manifestazione mattutina e allo sciopero, perché il nostro lavoro magari non ha orari, perché – per una partita IVA – scioperare vuol dire solo lavorare il doppio il giorno dopo, perché non abbiamo un lavoro da cui astenerci.

Ma la giornata del 12 dicembre ci riguarda. Parla anche dei nostri problemi, dei diritti che vorremmo avere e delle tutele da cui continuiamo ad essere esclusi/e. Non vediamo il vantaggio che avremmo se i nostri/e colleghi/e fossero più facilmente licenziabili. Non vogliamo essere controllati/e a distanza dal nostro datore di lavoro o committente. Non vogliamo continuare ad essere esclusi/e da tutti gli ammortizzatori sociali e da tutto il sistema di welfare.

Vogliamo avere certezze e la possibilità di metterci in gioco, Vogliamo garanzie e tutele, Vogliamo un lavoro dignitoso e la possibilità di essere indipendenti!

Per questo vogliamo partecipare, a modo nostro, alla giornata dello sciopero generale. Venerdì 12 dicembre alle 19.00 partiremo da Piazza Madama e attraverseremo la città di Torino. Vogliamo far vedere che esistiamo e che, checchè ne dica il governo, il jobs act non risponde ai nostri problemi.  Rivendichiamo i diritti che non abbiamo, reclamiamo il welfare da cui siamo esclusi/e.

Sciopero sociale e Largo (ai) precari

Venerdì 14 novembre: sciopero sociale

Corteo alle 10.00 in piazza Arbarello.

Dalle 18.00 in largo Saluzzo

Largo (ai) Precari

Programma in via di definizione: www.facebook.com/events/1550065195208251/

La precarietà, massima protagonista delle politiche del governo Renzi, è una condizione diffusa nella nostra società ma, per la sua stessa natura, in forma molto frammentata. E’ proprio la sua eterogeneità in qualsiasi ambito lavorativo e classe sociale che rende difficile il suo superamento: ogni microcategoria è afflitta da un suo insieme di problemi specifici, e governo e padroni sono molto abili a fomentare divisioni. In queste condizioni non è facile trovare rivendicazioni e parole d’ordine che riguardino tutti i precari e che portino ad una soluzione univoca per risolvere i problemi.

D’altra parte, è facile vedere che le più diverse forme di sfruttamento portano a conseguenze molto simili. Lo stress, l’incertezza sul reddito, la continua ricattabilità, l’impossibilità di poter gestire il proprio tempo, di concepire e realizzare progetti si traducono in una precarietà che non si limita alla sola condizione lavorativa, ma ,si estende a tutti gli aspetti della vita. E’ questo, il disagio che accomuna tutti i precari, quale che sia la loro specifica situazione; ed dall’esigenza comune di volersi liberare da questa precarietà esistenziale che vogliamo partire, per cominciare a superare le mille differenze tra noi che ne siamo vittime, per cominciare a reagire insieme.

Il 14 Novembre è la prima tappa di un percorso ricompositivo di un’opposizione sociale, critica verso i decreti legge del governo e tesa a superare le contrapposizioni tra ultimi, come accade già spesso tra garantiti e non garantiti, tra migranti e italiani, tra futuri precari e attuali precari, tra insegnanti in fase di abilitazione (gli iscritti ai PAS) e futuri insegnanti in fase di formazione (gli studenti che accedono, o almeno ci provano, al TFA).
Abbiamo deciso di ritrovarci in piazza, tutti insieme e non frammentati, simbolicamente riappropriandosi di uno spazio aperto a tutti.
Una piazza pomeridiana, per permettere a tutti di parteciparvi, composta da precari vecchi, nuovi e futuri che si uniscono, tutti accomunati dal desiderio comune di una vita non più precaria.

Il 14 novembre è giornata di sciopero sociale, uno sciopero che vuole includere nell’adesione soprattutto precari, studenti e società civile.
Il mondo sotterraneo della precarietà, nascosto e mascherato scende in piazza e la caratterizza a suo modo,in modo tale da non limitare la giornata di movimento al corteo mattutino ma approfittando per intero dello sciopero, sperimentando forme di partecipazione e dissenso!