Tesseramento 2018/19: Orgoglio senza confini!

E’ iniziato il tesseramento per l’anno sociale 2018/19. Puoi essere ORGOGLIOSA/O SENZA CONFINI e  lo puoi fare da [email protected], complice o amante: sostieni il Maurice […]

Solidarietà e sostegno alla Casa Internazionale delle Donne di Roma

#lacasasiamotutte Il Maurice GLBTQ esprime piena solidarietà e sostegno alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, e sdegno per l’ipotesi di sfratto intimato dal Comune […]

Comunicato stampa: Piantatela di travestirvi, vi abbiamo riconosciuto benissimo!

Piantatela di travestirvi, vi abbiamo riconosciuto benissimo! Ieri, sabato 18 novembre, mentre a Torino si celebrava la giornata in onore delle persone transessuali e transgender, […]

In memoria di Luki Massa

Vogliamo ricordarti così, cara Luki, sorridente guerriera al Torino Pride del 2006. E vogliamo ringraziarti per essere stata una compagna di lotte e per il […]

AAA cercasi articoli per pesca di autofinanziamento Maurice!

moseHai a casa delle cose che non ti servono? Hai la cantina piena di memorabilia? Te ne vuoi liberare servendo una causa giusta?
Metti tutto in una scatola e portale al Maurice, ci serviranno per la pesca di autofinanziamento che si terrà sabato 1 luglio in occasione della festa d’estate: il ricavato servirà a sostenere  le attività dell’associazione.

Per le eventuali consegne la sede  è aperta tutti i pomeriggi, meglio però contattare prima la segreteria.
Grazie.

info e contatti: [email protected]
0115211116
3357167890

Tesseramento 2017: Per continuare a guardare oltre il nostro ombelico


Locandina-A3-tesseramento-2017Per continuare a guardare oltre il nostro ombelico.

Questo é l’auspicio con cui apriamo la campagna di tesseramento Maurice glbtq 2017.
Per continuare a guardare oltre il nostro ombelico. Lo puoi fare da [email protected], complice o amante: sostieni il Maurice GLBTQ a partire da 15 euro, quota comprensiva della tessera ARCI, valida in tutto il circuito nazionale.

Per continuare a guardare oltre il nostro ombelico.

L’immagine della campagna, realizzata da Gianni Zardini, richiama le lotte che rappresentano il DNA del Maurice GLBTQ. Il tesseramento é un momento importante per la vita dell’associazione, per finanziarne i progetti e sentirci parte di un progetto collettivo.

La tessera ti darà la possibilità di partecipare alle attività del Maurice GLBTQ e di usufruire delle convenzioni riservate a soci e socie (vedi Convenzioni).

N.B.: quest’anno l’ARCI ha modificato le modalità del tesseramento che avrà validità dal 1 Ottobre (2016) al 30 settembre 2017.

P.S. Le foto riportate in questa campagna di tesseramento sono prese dalla rete, nel loro uso non c’è nessuna volontà di appropriazione.

In memoria di Luki Massa

luki

Vogliamo ricordarti così, cara Luki, sorridente guerriera al Torino Pride del 2006. E vogliamo ringraziarti per essere stata una compagna di lotte e per il grande contributo che hai dato al nostro movimento.

Regista, sceneggiatrice, attivista, studiosa lesbica, instancabile creatrice di Some Prefer Cake e di molti progetti che hanno diffuso cultura libertaria femminista lesbica.
Luki è stata una nostra grande, bellissima compagna.
Luki, con amore, resta nei nostri cammini.

Appello per il NO al referendum!

NOIl 4 dicembre saremo chiamate/i a decidere se confermare le modifiche alla Costituzione volute dal governo di Matteo Renzi: una scelta che ci riguarda direttamente anche come persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali/transgender, intersessuali e queer. Quando è in gioco l’assetto delle istituzioni politiche, significa che lo è la natura stessa della democrazia. E quando è in gioco la natura della democrazia, significa che lo è anche la nostra possibilità di autodeterminazione.

La revisione costituzionale è, a nostro giudizio, da rifiutare. Insieme alla nuova legge elettorale – l’Italicum – disegna un modello di democrazia molto meno “aperto alle differenze” di come non sia quello della Costituzione del ’48. Legge elettorale e modifica della Carta sono nate insieme e sono funzionali l’una all’altra. La filosofia che le ispira è quella del decisionismo e della governabilità, concezioni che esprimono l’idea del comando di un capo e di un gruppo omogeneo. Si tratta di “valori” solo per chi considera pluralismo e opposizioni come ostacoli da eliminare. Un punto di vista, quest’ultimo, oggi pericolosamente in voga: chi come noi è soggettivamente portatrice e portatore di identità che eccedono la normatività delle sedicenti “maggioranze”, chi è soggettivamente espressione di molteplici differenze che turbano ancora l’“ordine costituito” non può non preoccuparsene.

Lasciamo alle voci dei più autorevoli giuristi le analisi dettagliate sull’illegittimità dell’Italicum e sulla pessima qualità della revisione della Costituzione, che – non va sottovalutato – è stata cambiata a colpi di maggioranza, violandone quindi lo spirito. A noi interessa misurare i cambiamenti con il metro dei nostri vissuti e delle nostre esperienze nei movimenti lgbtq. Su questa base affermiamo che ciò che negli anni si è faticosamente costruito è frutto dell’iniziativa di minoranze che “disturbavano il manovratore”. I cambiamenti legali favorevoli alle persone lgbtq si sono avuti quando elaborazione culturale, pressione sociale e decisioni giudiziarie hanno reso insostenibile la posizione di chi voleva mantenere lo status quo di assoluta assenza di diritti. Le conquiste sono sempre state nonostante il potere, mai grazie ad esso.

È bene chiarire che se l’Italicum venisse modificato dal Parlamento non potremmo che rallegrarcene, ma nulla cambierebbe nella scelta referendaria. La nuova Costituzione non abolisce il Senato, ma ne crea uno non elettivo, che sarà espressione delle maggioranze delle singole regioni, dunque assai poco rappresentativo. Privato del potere di dare fiducia al governo, il Senato acquisisce però il diritto di designare due giudici della Corte costituzionale, che potrebbero facilmente essere espressione solo della maggioranza politica. E noi sappiamo, sulla nostra pelle, quanto sia importante – nel bene o nel male – il ruolo dei giudici delle leggi. Anche le nuove modalità di elezione del presidente della Repubblica – saranno sufficienti i tre quinti dei votanti delle due Camere in seduta comune – non sono tranquillizzanti. Il governo, poi, avrebbe più potere di imporre la propria agenda al Parlamento: un rischio che preferiamo non correre, perché non abbiamo mai conosciuto esecutivi realmente «amici» delle istanze del movimento lgbtq.

I cambiamenti voluti dal governo di Renzi piacciono alle élite economiche e finanziarie, nazionali e internazionali, che vogliono velocità di comando e assenza di conflitto. Per chi crede nella partecipazione, nella politica come pratica di relazioni e non come delega all’uomo della provvidenza (che oggi può chiamarsi in un modo, domani in un altro), nello stretto legame fra diritti civili, politici e sociali, per chi crede nella politica che è scritta nella storia dei movimenti lgbtq, dunque, non vi possono essere molti dubbi: al referendum bisogna votare No!

Maurice glbtq- Torino

Circolo Pink- Verona
Pianeta Viola- Brescia
MIT (Movimento Identità Transgender)- Bologna
Collettivo universitario lgbt Identità unite- Torino
Anna Lorenzetti
Mariagrazia Sangalli
Antonio Rotelli
Liliana Ellena
Patrizia Colosio
Graziella Bertozzo
Paola Guazzo
Elena Biagini
Daniela Danna
Francesco Bilotta
Silvia Casassa
Robeto Aere
Andrea Maccarrone
Mirco Zanaboni
Andrea Demarchi
Marco Pustianaz
Paolo Hutter
Dario Accolla
Lino Manfredi
Laura Mariotti
Monica Romano


PORTALE NAZIONALE LGBT: TROPPO TARDI, TROPPO POCO

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PORTALE NAZIONALE LGBT: TROPPO TARDI, TROPPO POCO

Dal 7 luglio è online il “portale di informazione antidiscriminazioni LGBT”, voluto dall’Unar all’interno della Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere 2013-2015. Portale pensato nell’ambito dell’asse comunicazione, in collaborazione con le associazioni LGBT italiane e realizzato dal Servizio LGBT della Città di Torino in qualità di segreteria della Rete Ready.
Forse però non tutti/e sanno che la nascita di questo portale era stata annunciata il 4 giugno 2015 con una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Si era arrivati a questo appuntamento già in ritardo: secondo i programmi iniziali, il portale doveva essere reso pubblico il 17 maggio 2014 e quindi aggiornato mensilmente con la pubblicazione di una pagina tematica. Dopo più di un anno dall’annuncio ufficiale, il sito viene messo online tagliato e censurato di molti suoi contenuti e percorsi tematici. Infatti il lavoro consegnato dal gruppo di redazione creato dalla Città di Torino conteneva 12 pagine tematiche, 12 gallerie di video, 12 gallerie di immagini, 51 articoli, 1575 schede di documenti suddivisi in 12 sezioni, 8 percorsi di lettura. Il portale che invece vediamo oggi al link www.portalenazionalelgbt.it ha una struttura diversa e contenuti limitati. Non solo: per la costruzione del sito, il Servizio LGBT della Città di Torino e il gruppo di redazione hanno organizzato 2 workshop per presentare il work in progress all’Unar, a 29 associazioni, ad esperte/i e a partner della Rete Ready; è durante questi workshop che si sono costruiti in maniera condivisa i contenuti e la struttura del portale (quel portale, non quello andato online senza una condivisione dei contenuti). La premessa fatta dall’Unar sul fatto che seguiranno aggiornamenti, inoltre, non ci rassicura affatto. Tanto più che, secondo quanto riportato da un organo di stampa, in futuro «ci sarà spazio anche per coloro che sono portatori di un orientamento culturale diverso rispetto ai responsabili del portale».
Non dimentichiamo poi che il ritardo nella pubblicazione online del portale non è stato un fatto isolato: si è accompagnato alla interruzione della formazione nell’ambito dell’asse Istruzione della Strategia nazionale LGBT. Formazione che il MIUR ha limitato alle figure apicali dell’amministrazione centrale, avocandone a sé la pianificazione ed estromettendo le associazioni.
Ci chiediamo perché un portale consegnato completo abbia dovuto aspettare un anno per la messa online e nonostante questo tempo sia ancora incompiuto. Molte persone che conosciamo, esperte e studiosi della materia, hanno contribuito con articoli ai contenuti del sito web, ma oggi non li ritrovano più al suo interno.  Perché ogni volta che si parla di temi LGBT si arriva a ritardi, censure, modifiche? Come la legge Cirinnà, anche il portale, che poteva essere un grande passo in avanti per il nostro paese, si è trasformato in un pavido risultato di belle promesse.
Ci rendiamo conto che l’avvicendamento di diverse figure dirigenziali all’Unar abbia reso difficile la messa online del portale e siamo consapevoli che il nuovo direttore abbia trovato una situazione ormai in essere, ma ci sembra giusto informare correttamente rispetto a questa vicenda e chiederne conto alla politica. Chiediamo in particolare all’Unar e al Governo le ragioni del ritardo e delle censure operate e altresì che la strategia UNAR, di formazione e lotta  contro le discriminazioni, interrotta in questi anni, senza apparenti ragioni, venga ripresa e potenziata.
E chiediamo l’intervento della Città di Torino, perché faccia sentire la sua voce di fronte al mancato riconoscimento del lavoro svolto dai suoi uffici e dai suoi collaboratori.
La vice presidente del Senato Fedeli alla presentazione del portale il 4 giugno 2015 disse: “Per presentare il Portale di cui oggi viene data una anteprima, occorre riprendere con chiarezza un punto di  partenza. Bisogna dirlo in modo esplicito e senza esitazioni: la differenza è un valore. Non va tollerata, né accettata. Va riconosciuta e promossa.”
Ci chiediamo quando, oltre alle belle parole, potremo vedere i fatti.

Maurice glbtq Torino
Circolo glbte Pink Verona
Associazione Famiglie Arcobaleno
Rete Genitori Rainbow
Polis Aperta
Associazone radicale Certi Diritti
Associazione ALA Milano
Associazione Libellula  Roma
Consultorio Transgenere
Shake lgbte Conegliano (TV)

Il Maurice ha 30 anni. E ancora non si accontenta

Torino. I «rompiscatole» dello storico circolo lgbt italiano si raccontano. «La battaglia per i diritti di coppie e famiglie va legata a quella contro lo smantellamento dello stato sociale»

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Compie trent’anni un gruppo di «rompiscatole». Così si autodefinisce il Circolo Maurice di Torino, ovvero una delle tessere più preziose del variegato mosaico del movimento lgbt italiano. Un collettivo di persone abituate a disturbare non solo l’ordine etero-normativo, quella «normalità» oppressiva in base alla quale «tutti nascono eterosessuali» e come tali vengono naturalmente educati, ma anche il mainstream (vero o presunto che sia) dello stesso movimento per i diritti civili di gay e lesbiche. Piantagrane, ma non per il gusto di essere bastian contrari: a muovere il collettivo del Maurice, oggi come trent’anni fa, è lo spirito di ricerca, la curiosità verso le infinite differenze, e un istinto di critica verso ogni ingiustizia socialmente prodotta.

Rivisitiamo la storia del circolo insieme a Christian Ballarin, Cristian Lo Iacono e Roberta Padovano, attivisti di differenti generazioni che incontriamo nella sede via Stampatori. Siamo nel pieno centro storico di Torino, al piano terra di un edificio di proprietà comunale rimasto, per ora, al riparo dalla gentrification, il «risanamento» a uso di chi se lo può permettere. «Il Maurice nasce nel difficile periodo della diffusione dell’Aids, che i giornali definivano ‘la peste gay’. In origine è un gruppo informale di soli uomini, quasi tutti ex componenti del Collettivo omosessuale della sinistra rivoluzionaria (Cosr). Poi arriva l’affiliazione ad Arcigay e, nel 1989, la scelta di darsi un nome, ricavato dal film tratto dal romanzo di Edward M. Forster».

L’impegno degli inizi è soprattutto nella difesa dell’identità omosessuale dallo stigma della malattia, ma a orientare l’azione del circolo è anche l’interesse politico verso il femminismo. Che porta all’ingresso di alcune donne, le prime di una componente femminista e lesbica destinata a crescere in fretta, parallelamente all’aumento del protagonismo delle donne all’interno del movimento omosessuale nazionale. Nel quale, però, la condivisione degli stessi spazi regge solo fino al ’96, quando Arcigay e Arcilesbica si separano.

Al Maurice non succede: meglio la mixité. Donne e uomini scelgono di continuare il loro percorso comune, e il circolo esce dal circuito di Arcigay. «Rompemmo con l’associazione nazionale perché volevamo tenere insieme ‘la g e la l’, ma anche in polemica con pratiche troppo verticistiche». Ecco, i (e le) rompiscatole. Che nel frattempo intrecciano il loro cammino con quello del sindacato — la Cgil ma anche i Cobas -, del Comitato di solidarietà con la Palestina, delle lotte contro i Centri di detenzione dei migranti, e dei centri sociali torinesi. Un legame, quest’ultimo, che ancora resta, come testimonia la festa dei trent’anni («pestiferi», ça va sans dire), sabato scorso, ospitata dal csoa Gabrio a Borgo San Paolo, storico quartiere operaio della città.

La stagione dei social forum vede il Maurice presente: Genova, Firenze, Parigi. «Era ed è fondamentale, per noi, lo sguardo glocal, cioè pensare globalmente, ma agire localmente: a Torino in quegli anni otteniamo un piccolo grande risultato, la nascita del servizio lgbt del Comune». All’interno del «movimento dei movimenti» si sviluppa la riflessione intorno al nesso fra soggettività lgbt e neoliberismo. E qui trova spazio l’analisi critica del significato dell’affermazione dei diritti civili. Una causa giusta, naturalmente, ma che porta con sé insidie che non possono essere sottovalutate. «Abbiamo riflettuto molto sulla figura paradigmatica di Pim Fortuyn, il politico liberal-populista olandese capostipite dell’islamofobia europea, assassinato nel 2002 quando mieteva consensi crescenti. Omosessuale, difendeva i diritti lgbt come ‘diritti occidentali’ che contrapponeva al ‘pericolo dell’islamizzazione’: esempio emblematico di ciò che chiamiamo ‘omo-nazionalismo’».

Il rifiuto della strumentalizzazione dei diritti di gay e lesbiche per legittimare politiche discriminatorie nei confronti dei migranti è un tema caro alla filosofa americana Judith Butler, fra le referenti teoriche del Maurice («ma non abbiamo ortodossie»). All’interno del circolo un ricco centro di documentazione testimonia dell’impegno culturale: se si deve usare un’etichetta, l’orientamento è queer, che significa, fra l’altro, non accettare l’immagine della comunità lgbt «appiattita sui nativi e sui loro bisogni». «Il nostro circolo — raccontano gli attivisti — è stato tra i primi a supportare le richieste di asilo di omosessuali migranti, rifiutando però la retorica dell’accoglienza ‘neocoloniale’: noi non diciamo ‘vieni da noi perché nel tuo Paese sono dei barbari’».

La mixité che contraddistingue il Maurice si nutre anche di una forte componente transessuale e transgender, che è venuta nel corso degli anni sempre più aumentando la propria visibilità, ma anche contaminandosi con le altre, come reso evidente dalla recente seconda edizione della Trans Freedom March per le strade torinesi — appuntamento vissuto come proprio da tutto il movimento lgbt riunito nel «Coordinamento Torino pride». Al circolo, il primo spazio di condivisione, al di là dell’assemblea generale, dalla fine degli anni ’90 è la serata del martedì, quella delle donne: «Uno spazio separato ma non separatista, dove le donne trans furono da subito le benvenute, perché la visione ‘essenzialista’ dell’essere donna non ci è mai appartenuta». Uno dei fiori all’occhiello del circolo è lo sportello per le persone trans che necessitano consulenza psicologica, medica o legale, per affrontare la transizione, ma anche i problemi della vita quotidiana.

Cosa vive, oggi, delle origini rivoluzionarie del gruppo? «Ad esempio il non riconoscersi in un’idea astratta dell’identità lgbt: viviamo in un mondo dove ci sono primi ministri dichiaratamente gay, ma il livello di libertà di ciascuna persona omosessuale o trans è condizionato dalle differenze economiche, dal retroterra sociale, dall’essere nativi o migranti». Accenti diversi da quelli di chi, nel movimento, insiste solo sui diritti delle coppie e delle famiglie omo-parentali. «Intendiamoci: è giusto rivendicare il matrimonio egualitario, ma non bisogna fermarsi a quello. Da un lato, occorre mettere in relazione questa battaglia per i diritti di coppie e famiglie con tutte le forme di resistenza allo smantellamento dello stato sociale, perché il rischio è ottenere qualcosa che esiste sulla carta ma, nella realtà, viene cancellato dalle politiche neoliberiste. E dall’altro serve pensare a tutele per relazioni affettive di tipo diverso, praticate nella nostra comunità, che non sono riducibili al modello matrimoniale della coppia ‘unita per sempre’».

Nelle parole degli attivisti si riconosce l’eco del pensiero della differenza: vanno bene i diritti, ma non solo quelli che «rendono uguali». Nessuna paura di venire confusi con i fautori delle unioni civili come «specifica formazione sociale»: «Il problema del ddl Cirinnà, in discussione al Senato, è che crea un istituto ad hoc al solo scopo di non concedere il matrimonio egualitario. Noi invece vogliamo il matrimonio e altre forme di riconoscimento dei nostri legami affettivi e di solidarietà». Difficile accontentarli, questi rompiscatole.

JACOPO ROSATELLI 03 DICEMBRE 2015 Il Manifesto

Partecipa al confronto! Famiglie, figli, diritti e comunità GLBTQ

mumbleAll’indomani dell’approvazione al Senato del DDL Cirinnà e delle mobilitazioni nelle piazze, Margherita Giacobino ha pubblicato una riflessione sul numero di marzo di Aspirina, intitolata FAMIGLIE, DIRITTI E FIGLI. E’ un testo che pone molte questioni e offre più piani di riflessione.
Per noi può rappresentare un concreto spunto da cui partire, per confrontare visioni fuori dalle pastoie e dalle agende imposte dalla politica istituzionale che da tanti, troppi anni condizionano il non-dibattito all’interno del movimento GLBTQ.
L’invito è a leggerlo innanzitutto, e speriamo anche che susciti in molt* la voglia di rispondere, di scrivere.
Al momento la riflessione di Margherita Giacobino (Aspirina, marzo 2016), ha stimolato i contributi che pubblichiamo. 
Aspettiamo anche il tuo!
(inviateli a [email protected])

“Ho letto con sollievo il testo di Margherita Giacobino, anche i passaggi più spinosi, anche quelli che mi hanno irritata. E’ riuscita a appassionarmi e emozionarmi, pur discorrendo di questioni che mi danno nausea, perché da anni e anni inchiodano la mia vita di attivista glbtq: diritti, matrimonio omosessuale, coppia, famiglia, figli, uguaglianza.” di Roberta Padovano [Padovano_Riflessioni post Misantropa]

“La riflessione di Margherita, molto stimolante, parte proprio dal concetto di diritto e lo rimette radicalmente in discussione. Certamente non perché non ne riconosca il valore, ma perché sottolinea come di questi tempi la confusione regni sovrana su alcuni principi che ci sembravano indiscutibili e quindi spesso venga usato questo termine a sproposito, facendo un bel guazzabuglio tra diritto, possibilità ed affermazione di potere.” di Gigi Malaroda [Malaroda_Riflessioni post Misantropa]

“Sono da pochi anni una militante lesbica e la partecipazione alla vita di questa comunità è troppo recente per avere vissuto tempi migliori e ricchi di suggestioni, contaminazioni, lotte. Il senso di appartenenza anche a me a tratti fa bene e a tratti soffoca e sta stretto.” di Veronica Vennettilli [Vennettilli_Riflessioni post Misantropa]

“Stimolato dall’articolo di Margherita Giacobino, di seguito un semplice riordino – con leggera rivisitazione – di alcune riflessioni precedenti sul tema coppia/matrimonio, meno rispetto invece “quell’oscuro oggetto del desiderio” che è la genitorialità.” di Maurizio Nicolazzo [Nicolazzo_Riflessioni post Misantropa]

“Famiglie, diritti e figli” di Margherita Giacobino

mumbleAll’indomani dell’approvazione al Senato del DDL Cirinnà e delle mobilitazioni nelle piazze, Margherita Giacobino ha pubblicato una riflessione sul numero di marzo di Aspirina, intitolata FAMIGLIE, DIRITTI E FIGLI. E’ un testo che pone molte questioni e offre più piani di riflessione.
Per noi può rappresentare un concreto spunto da cui partire, per confrontare visioni fuori dalle pastoie e dalle agende imposte dalla politica istituzionale che da tanti, troppi anni condizionano il non-dibattito all’interno del movimento GLBTQ.
L’invito è a leggerlo innanzitutto, e speriamo anche che susciti in molt* la voglia di rispondere, di scrivere. Intanto mettiamo a disposizione questo spazio per far circolare intanto i testi che nasceranno e che pubblicheremo qui (inviateli a [email protected]). S
uccessivamente proporremo un incontro per confrontarci e mettere in comune le riflessioni raccolte.
“Quando la misantropa diventa seriosa”
di Margherita Giacobino

FAMIGLIE, DIRITTI E FIGLI

Luguaglianza
La lotta delle donne, dei neri, delle minoranze, si è sempre svolta – anche – sulla questione dei diritti. Diritto di voto, di pari salario, di libertà personale, diritti civili.
È
una lotta fondamentale, di solito preliminare a qualunque altra.
Per
ò la nozione di diritto varia a seconda dei tempi e dei luoghi.

Nella Germania nazista ogni cittadino ariano aveva il diritto di maltrattare e derubare gli ebrei. Nella Grecia di Pericle ogni cittadino (=uomo abbiente) aveva diritto di ammazzare i suoi schiavi, le sue donne, i suoi figli esattamente come le sue pecore.
Nella nostra società di oggi, ognuno di noi ha il diritto di mangiare carne di animali allevati e uccisi in modo brutale. O di abbattere un albero sano per cementificare il cortile della casa di campagna.
Cose, queste ultime, che non scandalizzeranno la maggior parte della gente… continua a leggere qui

RIFLESSIONI POST MISANTROPA