Non aver mai finito di dire. Classici gay, letture queer – di Tommaso Giartosio

mercoledì 16 maggio
Non aver mai finito di dire. Classici gay, letture queer

l’ultimo bellissimo libro di Tommaso Giartosio, scrittore e saggista, redattore di Nuovi Argomenti e conduttore del programma di Rai RadioTre Fahrenheit. Ha pubblicato tra gli altri, Doppio ritratto (Fazi 1998, Premio Bagutta Opera Prima), Perché non possiamo non dirci. Letteratura, omosessualità, mondo (Feltrinelli 2004), La città e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia fascista (con Gianfranco Goretti, Donzelli 2006).

ore 20 aperitivo di autofinanziamento

ore 21 dialogano con Tommaso Giartosio
Paola Guazzo, saggista, attivista, studiosa del movimento lesbico
Marco Pustianaz, Università Piemonte Orientale
modera Cristian Lo Iacono, filosofo, Maurice GLBTQ

Tommaso Giartosio. Non aver mai finito di dire. Classici gay, letture queer, Quodlibet, 2017


«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». La definizione (anch’essa classica) di Italo Calvino è un invito a guardare ai grandi libri con occhi nuovi. Ma queste nuove letture non ci costringono forse a ripensare l’idea stessa di tradizione dei classici, e in generale ciò che crediamo di poter dare per assodato riguardo alla letteratura?
Questo libro si propone di utilizzare un unico tema specifico – la trattazione letteraria dell’omosessualità – come chiave per interrogare testi molto diversi tra loro e accedere a questioni molto più vaste. Questioni come la natura della tradizione, appunto: di cui si propone un diagramma non ad albero ma a caverna, esposto a pressioni e deformazioni. E poi l’autonomia dell’arte (ripensata sulla scorta di Colori proibiti di Mishima); l’umorismo (in Proust); il racconto di sé (attraverso Isherwood); l’etica della scrittura (con Dante e Auden). Non mancano capitoli avventurosi come quello dedicato ai Promessi sposi, oggetto di una lettura controcorrente centrata sul rapporto tra sessualità e identità nazionale, o interventi di critica culturale come quelle sulla fenomenologia del James Bond gay portato sugli schermi da Sam Mendes.
Sotto l’avvicendarsi delle analisi letterarie – che mirano a una rigorosa onestà intellettuale – va poi gradualmente emergendo il basso continuo di una riflessione sulla realtà italiana. Così raccontare il laboratorio dello scrittore gay e la sua mutata (diminuita?) posizione culturale diventa un’occasione per mettere in luce le contraddizioni del presente, i conflitti tra ethos dominante e minoranze, i concreti vantaggi e pericoli dell’identitarismo.

per aperitivo: graditissima prenotazione a: segreteria.maurice@gmail.com

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