Rassegna stampa
"Quando due padri possono bastare"
"Quando due padri possono bastare"
La provocazione di una coppia gay: così siamo diventati genitori grazie a una madre "surrogata"
MARIA TERESA MARTINENGO
Chi è un buon genitore? Cambia qualcosa, per un bambino, se ad accudirlo sono due persone dello stesso sesso? È con queste domande e con lo slogan dell’associazione Famiglie Arcobaleno «È l’amore che crea una famiglia» nella mente, che comincia l’incontro con Tommaso Giartosio, Gianfranco Goretti e con i loro figli, Lia e Andrea. Due bambini aperti, vivaci, amatissimi e innamorati dei loro papà.
Tommaso Giartosio, origine piemontesi, romano di nascita, è tra gli scrittori gay più noti in Italia, conduttore di «Fahrenheit» su Radiotre. Gianfranco Goretti, insegnante in un istituto romano, con Tommaso ha scritto un saggio su omosessuali e confino in Italia durante il fascismo. Insieme, oggi, a Torino, saranno testimoni di una realtà possibile: diventare padri con la Gpa, «Gestazione per altri» o «surrogacy». Non in Italia, va da sé, ma negli Usa e in altri Paesi. Ne parleranno alle 18 al Circolo di cultura lesbica, gay, bisessuale e transessuale «Maurice», in via Stampatori 10.
"Pasqua di resurrezione" di Franco Buffoni
PASQUA DI RESURREZIONE
di FRANCO BUFFONI
www.nazioneindiana.com/2011/04/24/pasqua-di-resurrezione/
Punti centrali del cristianesimo sono l’incarnazione e la resurrezione. Io credo sia dannoso indurre un bambino a basare la propria etica su una nascita “divina” e sulla “resurrezione” di un uomo.
Perché glielo si insegna da piccolo, costruendogli un’etica su due eventi che deve accettare in modo dogmatico. Mandandolo incontro a due pericoli: accettare anche altre ingiunzioni di tipo dogmatico, oppure diventare cinico, amorale, sprovvisto di un’etica.
Infatti, quando – crescendo – gli frana, alla luce della ragione, l’impianto etico basato sui dogmi, è ben difficile che l’ex giovane sia in grado di configurarsi in un’altra etica radicata e profonda. Anche da questo – secondo me – viene molto del cinismo, dell’opportunismo, della schizofrenia, delle ipocrisie, delle piccole e grandi astuzie che caratterizzano gli italiani.
Invece del catechismo e dell’ora di religione cattolica sono favorevole all’insegnamento di un’etica basata sul rispetto della ragione e della natura, sullo studio armonico delle scienze, dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, della biologia e dell’astrofisica. Se penso a quanti giovani si lasciano attrarre da satanismo e messe nere… Non vorrei offendere il sentimento di nessuno, ma la radice culturale misterica, irrazionale è mutuata da quelle “bianche”. E pure il lessico.
Occorre sostenere una educazione sanamente laica, nel rispetto della natura – intesa come la physis dei greci, l’essenza da cui tutto si genera e a cui tutto ritorna – e del metodo della scienza: della prova e della verifica. Un’educazione seria e rigorosa. Più seria e rigorosa di quella che impone l’irrazionale con nascite divine e resurrezioni. Un’educazione in cui, fin dall’inizio, si concepisca la vita con la morte, in inscindibile unità. Un’educazione alla natura e al relativo: quella che Keats definisce la negative capability: l’educazione al dubbio e alla verifica, alla mancanza di assoluti. Liberandoci una buona volta da quella gabbia organizzativa e dogmatica calata da Paolo in poi sul pensiero greco e su certi comportamenti etici normati dalla cultura ebraica.
Altrimenti continuerà a lievitare fino a fagocitarci questo mostro di consumismo e padre Pio, di miracoli e volgarità, di ingiunzioni dogmatiche e banalità a cui abbiamo lasciato campo libero.
Nelle scuole italiane la resurrezione e il principio di gravitazione universale vengono trasmessi come se fossero verità analoghe, dalle stesse cattedre. Perché manca un vero convincimento laico, una vera forza culturale volta a rifondare gli insegnamenti: per l’appunto, un’etica condivisa.
Così si tenta la restaurazione più bieca del vecchio: sostenendo che l’insegnamento dell’evoluzionismo è degradante, e immettendo nei ruoli delle scuole di stato non degli insegnanti di storia delle religioni e delle civiltà culturali, bensì gli insegnanti di religione cattolica scelti dai vescovi, e dando loro anche la possibilità – su semplice richiesta – di “passare” ad insegnare storia e filosofia.
Quanti dimostrano tanto disprezzo per una concezione laica e illuministica della vita e dell’educazione, in cuor loro, consapevolmente o inconsapevolmente, non credono che l’uomo possa essere seriamente educato, ma solo manipolato.
p.s. Ovviamente uso il termine “etica” in un’accezione ampia e generica: le neuroscienze, al riguardo, avrebbero oggi molto da insegnare.
Escinseller Kendi Kendilerini Temsil Edebilirler - 9 agosto 2010
10 luglio antirazzista - da www.videopiemonte.it
Video tratto da www.videopiemonte.it sulla manifestazione NO CIE del 10 luglio 2010. Intervengono Maria Matteo e Maurizio Nicolazzo.
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INTERVISTA A MARCELLA DI FOLCO SUL ROMA PRIDE
IL MANIFESTO
POLITICA & SOCIETÀ
02.07.2010
* INTERVISTA | di Eleonora Martini - ROMA
MARCELLA DI FOLCO
Il movimento trans: «Corteo perbenista, non ci rappresenta»
Marcella di Folco, presidente del Mit, lo storico Movimento d'identità transessuale, perché non parteciperete al Roma Pride di sabato prossimo?
Soprattutto per un problema di metodo. È la prima volta che gli organizzatori riducono volutamente il Roma Pride a una dimensione cittadina. E il modo di gestire le assemblee organizzative è stato a dir poco incomprensibile, non era mai successo prima: il Pride non può nascere con il blitz e l'inganno.
Perché sarebbe successo, qual sarebbe lo scopo?
E chi lo sa, forse c'è l'intenzione di assumere un ruolo organizzativo e togliere l'organizzazione dell'Europride del prossimo anno al Mario Mieli, l'associazione scelta dall'Epoa per organizzarlo.
Ma è mai possibile che in un'Italia che è il fanalino di coda europeo per i diritti civili, con l'omofobia e la transfobia galoppante, voi vi mettete a litigare?
Beh, quando a rappresentare il movimento trans nell'organizzazione di Roma c'è una dirigente di GayLib che odia le trans che si prostituiscono, io non posso che tirarmi fuori. Noi, che da sempre tuteliamo i diritti delle persone transessuali, travestiti e transgender, non possiamo accettare questi stereotipi e discriminazioni. I diritti sono diritti, non una ricompensa perché si aderisce al moralismo dominante. Non si elargiscono solo a chi ci piace.
Il Torino Pride 2010 con la TorinoSambaBand: balla, suona e vivi la libertà a ritmo di musica
Se non posso sambare non è la mia rivoluzione
TorinoSambaBand
Le orecchie sono ancora piene di quel suono ritmato. Vogliono ballare e suonare ancora, loro. E il resto del corpo e della mente non sono da meno. Un Pride passato con la TorinoSambaBand è qualcosa di travolgente. Piove acqua gelida dal cielo e arrivano folate di vento fredde, ma si deve ballare, suonare, vivere il ritmo e il movimento. D'altra parte l'acqua è fatta per lavarsi, per togliersi di dosso le incrostazioni, no? E allora balliamo e suoniamo, al ritmo che ci detta - anzi, che ci trasmette - il nostro leader-direttore d'orchestra. Lui ha il ritmo e il movimento che ha l'onda quando si scopa la spiaggia. E' il dio della sensualità.
Per caso ha visto un gay? - da espresso.repubblica.it, 10 giugno 2010
di Tommaso Cerno
Dall'utopia di cambiare il mondo, la cultura omosessuale è approdata alla voglia di normalità piccolo borghese. Lo dicono intellettuali e militanti. Ma c'è chi sogna ancora
Sul municipio rosso di Berlino la bandiera arcobaleno sventola a mezz'asta. Il sindaco Klaus Wowereit, l'omosessuale dichiarato che governa la capitale gay d'Europa, teme che la "Neue Zeit" possa fallire. È la guerra dei diversi che sembra perduta. È diventata la guerra degli uguali. È vinta sulla carta bollata, ma è persa nell'utopia letteraria della ricerca di un mondo migliore.
La rivolta contro il sistema, l'ambivalenza stessa come chiave di accesso all'universalità sembrano aver esaurito il loro potenziale rivoluzionario. L'orizzonte è diventato l'omologazione, la promessa di un matrimonio legale o dell'adozione di un figlio. Un linguaggio che non impone, ma propone: "Gay is beautiful", scandiva lo scrittore Edmund White con l'amico Lou nel 1969 a New York mentre gli scontri con la polizia allo Stonewall Inn segnavano la fine del ghetto culturale dei diversi. È la festa del 28 giugno, che si celebra ancora. Era il giorno in cui suoni e silenzi, colori e buio, volgarità e dolcezza di un bacio fra due uomini conquistarono il resto dell'umanità: per finire fra le pagine dei romanzi, sui giornali e sui megaschermi delle sale cinematografiche. Ambigui come in "Morte a Venezia". Sfrontati come in "Festa per il compleanno del caro amico Harold". Oppure genuini come li descriveva Pier Paolo Pasolini, che notte dopo notte denunciava lo svanire della dolce vita omosex all'italiana soppiantata dalla nevrosi collettiva. Era l'utopia esistenziale, il no all'assimilazione. Se poi i diritti civili sono arrivati, è da questo linguaggio che hanno attinto la forza per essere ascoltati. Una forza che, purtroppo, s'è smorzata nel tempo. E che oggi non esiste più. Soppiantata dalla cultura post-gay, l'illusione dell'uguaglianza spesso confusa con l'indifferenza.








