Se parlare di omosessualità è peccato
Devi essere uomo! Questa l’intimazione perentoria rivolta a bambini ed adolescenti maschi, con parole ed atteggiamenti di diversa forma. All’altra metà del cielo giunge invece un invito altrettanto esclusivo, da realizzare cucendosi addosso gli stereotipi della femminilità. Una regola che si tramanda da tempi immemorabili e che pertanto sembra indiscutibile. Se qualcuno dà qualche minimo segno di inaffidabilità rispetto ai modelli proposti ecco pronta l’accusa: sei una checca, oppure una lesbica!
Gioco di ruoli riproposto, con grettezza, nel nuovo di bullismo verificatosi a Rocca Canavese.. A pochi chilometri da Torino, dove solo l’anno scorso si è celebrato un Pride Gay, lesbico e transessuale che ha visto una partecipazione straordinariamente positiva della cittadinanza.
Evidentemente però la tolleranza non basta a sconfiggere i fantasmi del pregiudizio e dell’omofobia. A primavera scorsa in questa città un sedicenne, Matteo, si è tolta la vita perché tartassato dai suoi compagni di classe, che gli rimproveravano un’eccessiva effeminatezza. E questi episodi sono soltanto la punta di un iceberg, quello che emerge all’esterno se ci sono esiti drammatici, ma testimoniano di una quotidianità fatta di soprusi e prepotenze. Un clima d’intolleranza costante, che molte pareti di edifici scolastici possono testimoniare.
Eppure anche tra le molte iniziative intraprese da ministero o enti scolastici sul bullismo non trova mai spazio la trattazione di queste forme di pregiudizio e discriminazione: la stessa parola “omosessualità” viene bandita, quasi che già a pronunciarla si commetta peccato. Il silenzio però è colpevole, perché significa accettazione dello stato di fatto, come se questi episodi fossero spiacevoli esagerazioni di dinamiche però inevitabili. Certo, andranno
rimproverati quei ragazzini che hanno fatto ingoiare un amo da pesca per dare prova di non essere un’orribile “checca” ad un undicenne. Ma quanto a mettere in discussione la diffusa cultura omofoba, del linguaggio e dei gesti, che sta alla base dei loro comportamenti, questo no, sarebbe troppo! Peccato che senza questo percorso il resto sia vuota retorica.
Per questo, proprio qui a Torino, il Coordinamento glbt Pride ha avanzato una proposta raccolta da Melting Box, la Fiera dei diritti e delle pari opportunità che si svolgerà tra un mese a Torino, promossa dagli enti locali. Il 22 e 23 ottobre si terrà a Lingotto il convegno “Educare alla diversità”, per raccogliere esperienze italiane ed europee che in campo educativo cercano di rompere il muro dell’omertà.
Con la collaborazione delle associazioni gay, lesbiche e transessuali, dei genitori e delle famiglie,del Servizio Lgbt comunale che da anni lavora su questi temi, di insegnanti ed associazioni che condividono la necessità di condurre l’unica “battaglia” non cruenta e condivisibile: quella per superare pregiudizi che stanno alla base di discriminazioni
inaccettabili. Per affermare che bambini e bambine, adolescenti e poi adulti, hanno diritto di esprimere il proprio orientamento sessuale anche e prima di tutto in quello che dovrebbe essere il luogo per eccellenza dell’accoglienza: la scuola. Imparando, come dice lo slogan di Meltig Box, che “la differenza ha valore”.
Gigi Malaroda
insegnante, Coordinamento Torino Pride



