IDAHOT 2017 a Torino

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GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA, LA TRANSFOBIA E LA BIFOBIA 2017

La Città di Torino, con la collaborazione della Città Metropolitana di Torino, del Coordinamento Torino Pride, degli Enti e delle Associazioni del territorio promuove un ricco programma di eventi per celebrare il 17 maggio, la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia.
Sulle pagine del Servizio LGBT, maggiori info e il Calendario delle iniziative:

 

AAA cercasi articoli per pesca di autofinanziamento Maurice!

moseHai a casa delle cose che non ti servono? Hai la cantina piena di memorabilia? Te ne vuoi liberare servendo una causa giusta?
Metti tutto in una scatola e portale al Maurice, ci serviranno per la pesca di autofinanziamento che si terrà sabato 1 luglio in occasione della festa d’estate: il ricavato servirà a sostenere  le attività dell’associazione.

Per le eventuali consegne la sede  è aperta tutti i pomeriggi, meglio però contattare prima la segreteria.
Grazie.

info e contatti: segreteria@mauriceglbt.org
0115211116
3357167890

PORTALE NAZIONALE LGBT: TROPPO TARDI, TROPPO POCO

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PORTALE NAZIONALE LGBT: TROPPO TARDI, TROPPO POCO

Dal 7 luglio è online il “portale di informazione antidiscriminazioni LGBT”, voluto dall’Unar all’interno della Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere 2013-2015. Portale pensato nell’ambito dell’asse comunicazione, in collaborazione con le associazioni LGBT italiane e realizzato dal Servizio LGBT della Città di Torino in qualità di segreteria della Rete Ready.
Forse però non tutti/e sanno che la nascita di questo portale era stata annunciata il 4 giugno 2015 con una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Si era arrivati a questo appuntamento già in ritardo: secondo i programmi iniziali, il portale doveva essere reso pubblico il 17 maggio 2014 e quindi aggiornato mensilmente con la pubblicazione di una pagina tematica. Dopo più di un anno dall’annuncio ufficiale, il sito viene messo online tagliato e censurato di molti suoi contenuti e percorsi tematici. Infatti il lavoro consegnato dal gruppo di redazione creato dalla Città di Torino conteneva 12 pagine tematiche, 12 gallerie di video, 12 gallerie di immagini, 51 articoli, 1575 schede di documenti suddivisi in 12 sezioni, 8 percorsi di lettura. Il portale che invece vediamo oggi al link www.portalenazionalelgbt.it ha una struttura diversa e contenuti limitati. Non solo: per la costruzione del sito, il Servizio LGBT della Città di Torino e il gruppo di redazione hanno organizzato 2 workshop per presentare il work in progress all’Unar, a 29 associazioni, ad esperte/i e a partner della Rete Ready; è durante questi workshop che si sono costruiti in maniera condivisa i contenuti e la struttura del portale (quel portale, non quello andato online senza una condivisione dei contenuti). La premessa fatta dall’Unar sul fatto che seguiranno aggiornamenti, inoltre, non ci rassicura affatto. Tanto più che, secondo quanto riportato da un organo di stampa, in futuro «ci sarà spazio anche per coloro che sono portatori di un orientamento culturale diverso rispetto ai responsabili del portale».
Non dimentichiamo poi che il ritardo nella pubblicazione online del portale non è stato un fatto isolato: si è accompagnato alla interruzione della formazione nell’ambito dell’asse Istruzione della Strategia nazionale LGBT. Formazione che il MIUR ha limitato alle figure apicali dell’amministrazione centrale, avocandone a sé la pianificazione ed estromettendo le associazioni.
Ci chiediamo perché un portale consegnato completo abbia dovuto aspettare un anno per la messa online e nonostante questo tempo sia ancora incompiuto. Molte persone che conosciamo, esperte e studiosi della materia, hanno contribuito con articoli ai contenuti del sito web, ma oggi non li ritrovano più al suo interno.  Perché ogni volta che si parla di temi LGBT si arriva a ritardi, censure, modifiche? Come la legge Cirinnà, anche il portale, che poteva essere un grande passo in avanti per il nostro paese, si è trasformato in un pavido risultato di belle promesse.
Ci rendiamo conto che l’avvicendamento di diverse figure dirigenziali all’Unar abbia reso difficile la messa online del portale e siamo consapevoli che il nuovo direttore abbia trovato una situazione ormai in essere, ma ci sembra giusto informare correttamente rispetto a questa vicenda e chiederne conto alla politica. Chiediamo in particolare all’Unar e al Governo le ragioni del ritardo e delle censure operate e altresì che la strategia UNAR, di formazione e lotta  contro le discriminazioni, interrotta in questi anni, senza apparenti ragioni, venga ripresa e potenziata.
E chiediamo l’intervento della Città di Torino, perché faccia sentire la sua voce di fronte al mancato riconoscimento del lavoro svolto dai suoi uffici e dai suoi collaboratori.
La vice presidente del Senato Fedeli alla presentazione del portale il 4 giugno 2015 disse: “Per presentare il Portale di cui oggi viene data una anteprima, occorre riprendere con chiarezza un punto di  partenza. Bisogna dirlo in modo esplicito e senza esitazioni: la differenza è un valore. Non va tollerata, né accettata. Va riconosciuta e promossa.”
Ci chiediamo quando, oltre alle belle parole, potremo vedere i fatti.

Maurice glbtq Torino
Circolo glbte Pink Verona
Associazione Famiglie Arcobaleno
Rete Genitori Rainbow
Polis Aperta
Associazone radicale Certi Diritti
Associazione ALA Milano
Associazione Libellula  Roma
Consultorio Transgenere
Shake lgbte Conegliano (TV)

AAA cercasi volontari/e per ConTatto e Spo.T

CONTATTO2spot-logoIl Maurice sta cercando persone da inserire nel gruppo di volontari/e dei due servizi di ascolto ed accoglienza in sede, ConTatto e Spo.T

L’iter di inserimento prevede la frequenza di un corso di formazione, che vedrà l’avvio nel mese di novembre e che terminerà con l’inizio del nuovo anno.

ConTatto è un servizio attivo dal martedì al venerdì dalle ore 19 alle 21, raggiungibile attraverso il canale telefonico, email e chat/messenger o attraverso accoglienza in sede.

Spo.T è invece il servizio specifico di accoglienza, consulenza e accompagnamento per le persone trans, aperto il giovedì dalle 17 alle 19, raggiungibile  attraverso il canale telefonico, email o accoglienza in sede. Nasce con l’intento di aiutare le persone transessuali e transgender nell’affrontare le questioni difficili legate alla transizione e alla vita quotidiana. Si relaziona con una rete territoriale per fornire le risposte migliori alle esigenze dell’utenza. Ha inoltre curato il convegno “Chi ha paura della depatologizzazione?” del 31/03/2012.

E’ prevista una serata di presentazione del corso in una data da definirsi verso la fine del mese di ottobre.

Per informazioni iscrizioni :
segreteria@mauriceglbt.org
3357167890

La libertà del Barocchio è anche la nostra!

Lbarocchioa libertà del Barocchio è anche la nostra!

Il Maurice glbtq (gay, lesbiche, bisessuali, transgender, queer) di Torino esprime profonda solidarietà e vicinanza al Barocchio squat e dichiara una ferma opposizione all’ipotesi di un suo sgombero, per trasformare l’intera area in una R.E.M.S. (Residenza per l’Esecuzione Misure di Sicurezza), restyling dei vecchi O.P.G. (Ospedali Psichiatrici Giudiziari).
A proposito di “follia”, ci sembra una scelta veramente folle quella di trasformare uno spazio di libertà, autogestione ed autodeterminazione in una “nuova” forma di reclusione e coercizione.
L’esperienza dei 23 anni del Barocchio è anche la nostra, il bisogno e il piacere di sperimentare altre e nuove forme di esistenza e socialità, di esprimere in libertà il proprio modo di essere, il più possibile al di fuori da condizionamenti sociali massificanti e da logiche di profitto.
La libertà del Barocchio è anche la nostra, di persone lgbtq che da anni lottano su territorio contro varie forme di oppressione basate su orientamento sessuale ed identità di genere, contro dunque l’omolesbotransfobia, ma non solo: fascismi e razzismi vecchi e nuovi, sessismo, clericalismo, ecc.,  e che trovano dunque un forte alleato nell’esperienza del Barocchio e in altre simili.
Ringraziamo il Barocchio per l’azione politica sin qui svolta e lo invitiamo a resistere; faremo di tutto per essergli vicino e per contribuire alla battaglia contro lo sgombero, nella certezza che il futuro ci riserverà la possibilità di continuare a lottare insieme come sinora avvenuto in diversi frangenti della nostra storia.

Invitiamo inoltre a seguire le iniziative antisgombero sul sito Tuttosquat

Diritti sotto attacco. Il Rapporto 2014 di Amnesty International

LogoAmnestyPresentazione del rapporto annuale di Amnesty International 2014
Diritti sotto attacco.
Il rapporto 2014 di Amnesty International.

Giovedì 5 marzo, ore 21 – Casa del Quartiere di San Salvario

INTERVENTI

  • Paolo Pobbiati, Vicepresidente Amnesty International Sezione Italiana
  • Enzo Cucco, co-fondatore di Fondazione Fuori! (Diritti Lgbt)
  • Maria Costanza Trapanelli, presidente Comitato Provinciale UNICEF (Diritti dei Minori)

Seguono quattro incontri specifici per approfondire i temi di maggior interesse locale in collaborazione con le associazioni del territorio torinese


La risposta sbagliata: quali alternative all’emarginazione dei Rom.
Venerdì 6 marzo, ore 21 – Cascina Roccafranca – Via Rubino 45, Torino

INTERVENTI a cura di Amnesty International, Associazione 21 Luglio Onlus, Cooperativa Valdocco, Terra del fuoco.

PROIEZIONE del Documentario “CONTAINER 158” La vita nel campo Rom più grande d’Europa di Stefano Liberti e Enrico Parenti – Prodotto da Zalab con il sostegno di Open Society Foundation.  Presenza dei registi.

La tela di Penelope. MONITORAGGIO della società civile sull’attuazione della Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti in Italia nel 2012 e 2013 (ottobre 2014). Presenta Carlo Stasolla – Associazione 21 Luglio


Discriminazione e violenza di genere: a che punto siamo? Dal rapporto 2014 di A.I. alla nostra realtà.
Venerdì 13 marzo, ore 18  – Casa nel Parco – Via Panetti 1, angolo via Artom, Torino

INTERVENTI a cura di Amnesty International, Centro Soccorso Violenza Sessuale, Comitato Donne di Mirafiori per tutte le Donne, Comitato Mirafiori Borgata, Maurice GLBTQ


Il Maurice GLBTQ partecipa al programma “Diritti sotto attacco. Il Rapporto 2014 di Amnesty International” con un contributo durante la serata dedicata a: “Discriminazione e violenza di genere: a che punto siamo? – Dal rapporto 2014 di A.I. alla nostra realtà” presso la Casa nel Parco di Mirafiori, Via Panetti 1 angolo via Artom Venerdì 13 marzo ore 18

Doppio libretto agli studenti trans. Così cambiano le università

Quando Agnese Vittoria ha superato l’esame di francese all’università di Catania a farla felice non sono stati i tre crediti ottenuti, ma l’attestato che le hanno consegnato: sopra c’era stampato il suo nome al femminile e il titolo «studentessa». Non sembrerebbe niente di straordinario. Ma solo a luglio scorso, all’appello per l’esame di etica della comunicazione, il professore aveva chiamato Giuseppe Vittoria. E lei si era dovuta alzare sui tacchi a spillo per spiegare che, sì, Giuseppe Vittoria era proprio lei.

È il nome con cui è registrata all’anagrafe: Agnese, 24 anni, è «transgender». Nata in un corpo maschile, ha deciso di diventare la donna che «fin dall’infanzia» si è sempre «sentita di essere». E così, a maggio, sostenuta dai Radicali catanesi, ha chiesto al suo ateneo di poter usare un alias nel percorso di studi. A ottobre il via libera: una sorta di doppio libretto informatico.
Da una parte c’è quello «legale», con il suo nome anagrafico, visibile solo alla segreteria; dall’altra quello «pubblico», da mostrare a professori e compagni, che riporta invece il nome d’adozione corrispondente all’aspetto fisico. «Per me è fondamentale — dice Agnese—. Prima, ogni volta che avevo un test dovevo affrontare sguardi inquisitori, risatine, umiliazioni. Ora è tutto più facile».

Negli Stati Uniti sono circa un centinaio le università che permettono agli iscritti di scegliere un nome più adatto al loro nuovo genere. Ed è di pochi giorni fa la notizia che l’università del Vermont ha anche riconosciuto a una sua matricola l’uso del pronome «they», cioè «loro», al posto di «lei» o «lui»: Rocko Gieselman, 21 anni, si definisce «genderqueer» («trasversale ai generi») e rivendica di appartenere a un terzo genere «neutrale».

In Italia non si arriva a tanto, ma sempre più atenei escogitano soluzioni per gli iscritti «in transizione»: oltre a Catania, Torino, Milano, Padova, Verona, Bologna, Bari, Napoli e Urbino. «C’è una sorta di competizione per attirare questi studenti, che sono sì un’esigua minoranza, ma spesso giovani in età dello studio — dice Tiziana Vettor, presidente del Comitato unico di garanzia (l’ex Pari opportunità) della Bicocca di Milano —. Da noi si parla di circa venti su oltre trentamila immatricolati». La Bicocca, come la Statale di Milano, invece che un alias ha previsto il nome puntato sul libretto.

«I diretti interessati, però, si sono lamentati: tutti gli altri hanno il nome di battesimo e finisce che sono ancora riconoscibili — aggiunge Roberta Dameno, docente del Centro interdipartimentale per gli studi di genere —: i professori che non sono al corrente dell’iniziativa chiedono perché, creando imbarazzo proprio prima dell’esame. Adesso stiamo valutando anche noi il doppio libretto: vogliamo venire incontro alle esigenze e ai diritti di tutti», conclude.

«Non è una misura astratta: tocca davvero la vita delle persone. Serve tantissimo», dice Christian Ballarin, 37 anni, torinese, uno dei leader del movimento transessuale italiano. Torino, grazie al lavoro congiunto della consigliera di parità e dell’allora comitato universitario per le pari opportunità, è stata la prima università italiana a introdurre il doppio libretto, nel 2003, su richiesta del circolo Maurice di cui Bellarin è presidente: «Noi abbiamo portato un bisogno, ma sono stati loro a lavorare per trovare la soluzione legale», assicura.

È per questa apertura della città, che ospita uno dei più importanti centri italiani per la cura delle persone trans, che Riccardo (nome di fantasia), 22 anni, si è trasferito qui da un’altra regione. «Lì non avrei mai potuto studiare: la gente mi strattonava per strada per chiedermi se ero maschio o femmina — dice —. E avrei incontrato di nuovo i compagni che mi tormentavano alla superiori».

Ormai grazie alla terapia ormonale sfoggia barba e forme maschili, ma anche a Torino non tutto è filato liscio: «All’inizio mi avevano dato il libretto con il nome nuovo, ma continuavano a lasciare quello femminile nella mail che serviva per le iscrizioni ai corsi. Io non lo sopporto: entravo in ansia e non la usavo mai. C’è voluto un po’ per risolverla». Intanto Riccardo ha finito le procedure per il cambio di sesso e ad aprile spera di ottenere i documenti che lo renderanno anche legalmente un uomo. «Mai mi sarei laureato senza avere il nome nuovo — spiega —. Non sarei neanche riuscito a sostenere la tesi».

Elena Tebano 14 febbraio 2015 – La ventisettesima ora Corriere della Sera.it