Tesseramento 2017/18: Controcorrente!

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E’ iniziato il tesseramento per l’anno sociale 2017/18.
Essere controcorrente col Maurice!
Lo puoi fare da amic@, complice o amante: sostieni il Maurice GLBTQ a partire da 15 euro, quota comprensiva della tessera ARCI, valida in tutto il circuito nazionale.

Lo slogan, ma anche l’immagine  della campagna, realizzata da Gianni Zardini, richiamano un po’ il DNA del Maurice GLBTQ.
Il tesseramento é un momento importante per la vita dell’associazione, per finanziarne i progetti e sentirci parte di un progetto collettivo.

La tessera ti darà la possibilità di partecipare alle attività del Maurice GLBTQ e di usufruire delle convenzioni riservate a soci e socie (vedi Convenzioni).

N.B.: anche quest’anno con l’ARCI il  tesseramento avrà validità dal 1 Ottobre (2017) al 30 settembre 2018.

Merkel spiazza: nozze gay subito

29soc1-gay-pride-berlinoMerkel spiazza: nozze gay subito.
Germania. Sul finale della legislatura, il matrimonio egualitario diventa legge anche a Berlino. Cambio di rotta della cancelliera tedesca come contromossa a Martin Schulz
di Jacopo Rosatelli, edizione del 29.06.2017 de Il Manifesto

Finale di legislatura con sorpresa: il matrimonio egualitario diventa legge anche in Germania. Uno straordinario risultato che si deve ai decenni di lotte del forte movimento lgbt tedesco, ma anche a un’accelerazione politica figlia delle strategie elettorali di leader e partiti in vista delle urne del prossimo 24 settembre.

A fare la prima mossa era stato il numero uno della Spd Martin Schulz nel congresso dello scorso fine settimana: «Non firmerò nessun accordo di governo che non preveda il matrimonio per tutti». Finalmente un argomento che divide chiaramente socialdemocratici e democristiani, finalmente un tema che può mettere in difficoltà la cancelliera conservatrice di fronte a una società aperta e tollerante: così pensavano Schulz e i suoi. Macché.

Tempo un giorno e Angela Merkel compie una delle sue spregiudicate svolte che le valgono il nomignolo Merkiavelli: ad un dibattito pubblico organizzato dalla rivista femminile Brigitte dà un sostanziale via libera al matrimonio fra persone omosessuali, riconoscendo che si tratta di «una questione di coscienza personale». Non c’è più nessun veto da parte sua.

Un cambio di rotta che ha lasciato di stucco i suoi stessi colleghi di partito, divisi fra una maggioranza contraria e una minoranza che, sul modello dei Tories britannici, ormai da tempo vuole riconoscere anche a gay e lesbiche il diritto di sposarsi. Tornata forte e con il vento in poppa dei sondaggi, Merkel non ha ritenuto di dover interpellare nessuno, fidandosi del fiuto politico che non le manca. Capendo che quella del matrimonio egualitario poteva davvero diventare un’arma pericolosa nelle mani di Schulz, ha pensato bene di lasciarla senza munizioni.

Esattamente come fece con il nucleare o con il salario minimo, la leader democristiana è pronta a sacrificare qualunque posizione pur di centrare l’obiettivo della «smobilitazione asimmetrica» degli avversari: la sua stella polare è non suscitare reazioni di rifiuto che convincano l’elettorato progressista a votare in massa contro di lei. A costo di suscitare mugugni nelle proprie file (e nella Chiesa cattolica), l’importante è non farsi odiare dagli altri.

Spiazzati dalla mossa della cancelliera di lunedì sera, i socialdemocratici hanno però subito rilanciato: da punto all’ordine del giorno per la prossima legislatura, il matrimonio egualitario lo è diventato di questa, ormai al termine. Schulz ha dunque annunciato, l’altro ieri, che la Spd, violando per la prima volta il patto di grande coalizione, avrebbe fatto ciò che si è rifiutata di fare nei quattro anni precedenti, e cioè portare nell’aula del Bundestag la proposta di legge con l’accordo di Verdi e Linke: i tre partiti hanno la maggioranza numerica della camera bassa. Contromossa a stretto giro: Merkel dichiara ufficialmente di fronte al suo gruppo che i deputati democristiani possono votare come vogliono. Ieri, l’ultimo passaggio: la commissione parlamentare competente dà luce verde al passaggio della proposta in aula.

Domani lo storico voto, che sarà nominale, poi qualche formalità al Bundesrat, la camera dei Länder, e – salvo imprevisti – entro la fine di luglio la Germania sarà il quattordicesimo Paese europeo (il dodicesimo nella Ue più Norvegia e Islanda) in cui le coppie fra omosessuali non sono in alcun modo legalmente discriminate. Le unioni civili stipulate dal 2001 a oggi potranno trasformarsi in matrimonio con una dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile. Le coppie potranno così acquisire anche il diritto pieno all’adozione: finora valeva solo la stepchild adoption.

Un messaggio dal Pride di Siviglia ai pride italiani

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Un messaggio dal Pride di Siviglia ai pride italiani.
Le riflessioni sul Siviglia Pride di Antonio Soggia, attivista del Maurice di Torino. Con l’occhio rivolto all’Italia

di Andrea Maccarrone pubblicato il 28 giugno 2017

Sono le settimane dei pride, che tra giugno e luglio animano sempre più città in Italia – quest’anno ben 24 – e in Europa. Quando parliamo di pride abbiamo in mente un’idea generale, ma siamo consapevoli che poi ognuno, ogni città, ha le sue caratteristiche uniche, le sue abitudini organizzative, le sue parole d’ordine. Un prodotto unico che nasce dall’interazione tra le realtà associative che li organizzano con le specificità sociali, politiche e storiche dei vari territori.

Sicuramente il confronto tra le varie e diverse esperienze, italiane e internazionali, può essere utile spunto di riflessione e di crescita. Per questo riteniamo utile pubblicare le note di confronto tra il Pride di Siviglia e quello di Torino proposte da Antonio Soggia, attivista del Maurice GLBTQ di Torino.

“Alcune riflessioni a caldo sul Pride di Siviglia, che magari possono tornarci utili in Italia e a Torino in particolare:

La testa del corteo, e lo striscione in particolare, erano presidiati dal movimento. In apertura stavano i messaggi con maggiore contenuto politico. Non so nelle altre città, ma a Torino negli ultimi anni lo striscione è stato retto da sindaci, assessori e consiglieri, trasformando di fatto l’apertura del corteo in una vetrina per la politica locale. Le istituzioni erano fortemente presenti, ma in forma discreta. La bandiera arcobaleno sventolava orgogliosa sul tetto del municipio, il Comune aveva curato una campagna di affissioni e distribuiva bandierine e palloncini. Ma era chiaro che il centro della manifestazione era il movimento LGBT.
Il messaggio centrale del Pride era internazionalista (“per l’uguaglianza lgbti nel mondo”), nonostante il corteo di Siviglia fosse tutto sommato periferico e Madrid ospiti in questi giorni il World Pride. Morale: non solo “la nostra patria è il mondo” e ci sono sempre buone ragioni per manifestare, ma l’omofobia e la transfobia non si sconfiggono solo con una legislazione avanzata come quella spagnola, che pure sta dando un contributo essenziale.
Impressionante lo spezzone del PSOE. Non solo, credo, perché i socialisti hanno qui la loro roccaforte, ma forse perché, da Zapatero in avanti, il Partito ha fatto propria senza ambiguità la causa Lgbti. Certo, c’erano gli spezzoni di Podemos e di Izquierda Unida, persino quello di Ciudadanos (centrodestra), ma il carro e lo spezzone del PSOE erano il settore politico più vivace. Avete presente la triste presenza del PD al Pride? Ecco, tutto il contrario. Musica, allegria, bandiere e striscioni rainbow con i simboli socialisti (il pugno e la rosa). Le parole d’ordine: “il socialismo è libertà” e orgoglio. Ecco: tutte parole e idee che il PD ha messo in soffitta da tempo, sempre che le siano mai appartenute.

Infine una chicca: due donne musulmane velate (magari ci saranno stati altri credenti musulmani, ma non erano riconoscibili), una anziana e una giovane. La prima, seduta, seguiva con curiosità e attenzione il corteo. La seconda era partecipe e filmava la parata. Mi hanno commosso, confermandomi che la visibilità, anche nelle forme colorate e disinibite del Pride, può generare incontro tra differenze”.

In memoria di Luki Massa

lukiCar@,
due notti fa  Luki Massa se n’è andata.

Vogliamo ricordarti così, cara Luki, sorridente guerriera al Torino Pride del 2006. E vogliamo ringraziarti per essere stata una compagna di lotte e per il grande contributo che hai dato al nostro movimento.

Regista, sceneggiatrice, attivista, studiosa lesbica, instancabile creatrice di Some Prefer Cake e di molti progetti che hanno diffuso cultura libertaria femminista lesbica.
Luki è stata una nostra grande, bellissima compagna.
Luki, con amore, resta nei nostri cammini.

Maurice ha 30 anni. E ancora non si accontenta

Torino. I «rompiscatole» dello storico circolo lgbt italiano si raccontano. «La battaglia per i diritti di coppie e famiglie va legata a quella contro lo smantellamento dello stato sociale»

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Compie trent’anni un gruppo di «rompiscatole». Così si autodefinisce il Circolo Maurice di Torino, ovvero una delle tessere più preziose del variegato mosaico del movimento lgbt italiano. Un collettivo di persone abituate a disturbare non solo l’ordine etero-normativo, quella «normalità» oppressiva in base alla quale «tutti nascono eterosessuali» e come tali vengono naturalmente educati, ma anche il mainstream (vero o presunto che sia) dello stesso movimento per i diritti civili di gay e lesbiche. Piantagrane, ma non per il gusto di essere bastian contrari: a muovere il collettivo del Maurice, oggi come trent’anni fa, è lo spirito di ricerca, la curiosità verso le infinite differenze, e un istinto di critica verso ogni ingiustizia socialmente prodotta.

Rivisitiamo la storia del circolo insieme a Christian Ballarin, Cristian Lo Iacono e Roberta Padovano, attivisti di differenti generazioni che incontriamo nella sede via Stampatori. Siamo nel pieno centro storico di Torino, al piano terra di un edificio di proprietà comunale rimasto, per ora, al riparo dalla gentrification, il «risanamento» a uso di chi se lo può permettere. «Il Maurice nasce nel difficile periodo della diffusione dell’Aids, che i giornali definivano ‘la peste gay’. In origine è un gruppo informale di soli uomini, quasi tutti ex componenti del Collettivo omosessuale della sinistra rivoluzionaria (Cosr). Poi arriva l’affiliazione ad Arcigay e, nel 1989, la scelta di darsi un nome, ricavato dal film tratto dal romanzo di Edward M. Forster».

L’impegno degli inizi è soprattutto nella difesa dell’identità omosessuale dallo stigma della malattia, ma a orientare l’azione del circolo è anche l’interesse politico verso il femminismo. Che porta all’ingresso di alcune donne, le prime di una componente femminista e lesbica destinata a crescere in fretta, parallelamente all’aumento del protagonismo delle donne all’interno del movimento omosessuale nazionale. Nel quale, però, la condivisione degli stessi spazi regge solo fino al ’96, quando Arcigay e Arcilesbica si separano.

Al Maurice non succede: meglio la mixité. Donne e uomini scelgono di continuare il loro percorso comune, e il circolo esce dal circuito di Arcigay. «Rompemmo con l’associazione nazionale perché volevamo tenere insieme ‘la g e la l’, ma anche in polemica con pratiche troppo verticistiche». Ecco, i (e le) rompiscatole. Che nel frattempo intrecciano il loro cammino con quello del sindacato — la Cgil ma anche i Cobas -, del Comitato di solidarietà con la Palestina, delle lotte contro i Centri di detenzione dei migranti, e dei centri sociali torinesi. Un legame, quest’ultimo, che ancora resta, come testimonia la festa dei trent’anni («pestiferi», ça va sans dire), sabato scorso, ospitata dal csoa Gabrio a Borgo San Paolo, storico quartiere operaio della città.

La stagione dei social forum vede il Maurice presente: Genova, Firenze, Parigi. «Era ed è fondamentale, per noi, lo sguardo glocal, cioè pensare globalmente, ma agire localmente: a Torino in quegli anni otteniamo un piccolo grande risultato, la nascita del servizio lgbt del Comune». All’interno del «movimento dei movimenti» si sviluppa la riflessione intorno al nesso fra soggettività lgbt e neoliberismo. E qui trova spazio l’analisi critica del significato dell’affermazione dei diritti civili. Una causa giusta, naturalmente, ma che porta con sé insidie che non possono essere sottovalutate. «Abbiamo riflettuto molto sulla figura paradigmatica di Pim Fortuyn, il politico liberal-populista olandese capostipite dell’islamofobia europea, assassinato nel 2002 quando mieteva consensi crescenti. Omosessuale, difendeva i diritti lgbt come ‘diritti occidentali’ che contrapponeva al ‘pericolo dell’islamizzazione’: esempio emblematico di ciò che chiamiamo ‘omo-nazionalismo’».

Il rifiuto della strumentalizzazione dei diritti di gay e lesbiche per legittimare politiche discriminatorie nei confronti dei migranti è un tema caro alla filosofa americana Judith Butler, fra le referenti teoriche del Maurice («ma non abbiamo ortodossie»). All’interno del circolo un ricco centro di documentazione testimonia dell’impegno culturale: se si deve usare un’etichetta, l’orientamento è queer, che significa, fra l’altro, non accettare l’immagine della comunità lgbt «appiattita sui nativi e sui loro bisogni». «Il nostro circolo — raccontano gli attivisti — è stato tra i primi a supportare le richieste di asilo di omosessuali migranti, rifiutando però la retorica dell’accoglienza ‘neocoloniale’: noi non diciamo ‘vieni da noi perché nel tuo Paese sono dei barbari’».

La mixité che contraddistingue il Maurice si nutre anche di una forte componente transessuale e transgender, che è venuta nel corso degli anni sempre più aumentando la propria visibilità, ma anche contaminandosi con le altre, come reso evidente dalla recente seconda edizione della Trans Freedom March per le strade torinesi — appuntamento vissuto come proprio da tutto il movimento lgbt riunito nel «Coordinamento Torino pride». Al circolo, il primo spazio di condivisione, al di là dell’assemblea generale, dalla fine degli anni ’90 è la serata del martedì, quella delle donne: «Uno spazio separato ma non separatista, dove le donne trans furono da subito le benvenute, perché la visione ‘essenzialista’ dell’essere donna non ci è mai appartenuta». Uno dei fiori all’occhiello del circolo è lo sportello per le persone trans che necessitano consulenza psicologica, medica o legale, per affrontare la transizione, ma anche i problemi della vita quotidiana.

Cosa vive, oggi, delle origini rivoluzionarie del gruppo? «Ad esempio il non riconoscersi in un’idea astratta dell’identità lgbt: viviamo in un mondo dove ci sono primi ministri dichiaratamente gay, ma il livello di libertà di ciascuna persona omosessuale o trans è condizionato dalle differenze economiche, dal retroterra sociale, dall’essere nativi o migranti». Accenti diversi da quelli di chi, nel movimento, insiste solo sui diritti delle coppie e delle famiglie omo-parentali. «Intendiamoci: è giusto rivendicare il matrimonio egualitario, ma non bisogna fermarsi a quello. Da un lato, occorre mettere in relazione questa battaglia per i diritti di coppie e famiglie con tutte le forme di resistenza allo smantellamento dello stato sociale, perché il rischio è ottenere qualcosa che esiste sulla carta ma, nella realtà, viene cancellato dalle politiche neoliberiste. E dall’altro serve pensare a tutele per relazioni affettive di tipo diverso, praticate nella nostra comunità, che non sono riducibili al modello matrimoniale della coppia ‘unita per sempre’».

Nelle parole degli attivisti si riconosce l’eco del pensiero della differenza: vanno bene i diritti, ma non solo quelli che «rendono uguali». Nessuna paura di venire confusi con i fautori delle unioni civili come «specifica formazione sociale»: «Il problema del ddl Cirinnà, in discussione al Senato, è che crea un istituto ad hoc al solo scopo di non concedere il matrimonio egualitario. Noi invece vogliamo il matrimonio e altre forme di riconoscimento dei nostri legami affettivi e di solidarietà». Difficile accontentarli, questi rompiscatole.

JACOPO ROSATELLI 03 DICEMBRE 2015 Il Manifesto

Partecipa al confronto! Famiglie, figli, diritti e comunità GLBTQ

mumbleAll’indomani dell’approvazione al Senato del DDL Cirinnà e delle mobilitazioni nelle piazze, Margherita Giacobino ha pubblicato una riflessione sul numero di marzo di Aspirina, intitolata FAMIGLIE, DIRITTI E FIGLI. E’ un testo che pone molte questioni e offre più piani di riflessione.
Per noi può rappresentare un concreto spunto da cui partire, per confrontare visioni fuori dalle pastoie e dalle agende imposte dalla politica istituzionale che da tanti, troppi anni condizionano il non-dibattito all’interno del movimento GLBTQ.
L’invito è a leggerlo innanzitutto, e speriamo anche che susciti in molt* la voglia di rispondere, di scrivere.
Al momento la riflessione di Margherita Giacobino (Aspirina, marzo 2016), ha stimolato i contributi che pubblichiamo. 
Aspettiamo anche il tuo!
(inviateli a segreteria@mauriceglbt.org)

“Ho letto con sollievo il testo di Margherita Giacobino, anche i passaggi più spinosi, anche quelli che mi hanno irritata. E’ riuscita a appassionarmi e emozionarmi, pur discorrendo di questioni che mi danno nausea, perché da anni e anni inchiodano la mia vita di attivista glbtq: diritti, matrimonio omosessuale, coppia, famiglia, figli, uguaglianza.” di Roberta Padovano [Padovano_Riflessioni post Misantropa]

“La riflessione di Margherita, molto stimolante, parte proprio dal concetto di diritto e lo rimette radicalmente in discussione. Certamente non perché non ne riconosca il valore, ma perché sottolinea come di questi tempi la confusione regni sovrana su alcuni principi che ci sembravano indiscutibili e quindi spesso venga usato questo termine a sproposito, facendo un bel guazzabuglio tra diritto, possibilità ed affermazione di potere.” di Gigi Malaroda [Malaroda_Riflessioni post Misantropa]

“Sono da pochi anni una militante lesbica e la partecipazione alla vita di questa comunità è troppo recente per avere vissuto tempi migliori e ricchi di suggestioni, contaminazioni, lotte. Il senso di appartenenza anche a me a tratti fa bene e a tratti soffoca e sta stretto.” di Veronica Vennettilli [Vennettilli_Riflessioni post Misantropa]

“Stimolato dall’articolo di Margherita Giacobino, di seguito un semplice riordino – con leggera rivisitazione – di alcune riflessioni precedenti sul tema coppia/matrimonio, meno rispetto invece “quell’oscuro oggetto del desiderio” che è la genitorialità.” di Maurizio Nicolazzo [Nicolazzo_Riflessioni post Misantropa]